L’AUTUNNO CALDO DELL’OSTETRICIA

Editoriale di D&D n. 87, di Verena Schmid, dicembre 2014

Ci vuole un ostacolo grande per accendere la motivazione di tanti. Ce lo ha fornito, forse involontariamente, la FNCO con i suoi ultimi passi: il parere sul HBAC, l’obbligo di promuovere la donazione del sangue del bambino neonato, il divieto all’esercizio della professione a un’ostetrica, libera professionista, madre di tre bambini, colpevole di fare formazione, privandola del suo reddito di sostegno alla sua famiglia e, ultimo, l’avvertimento al pubblico di non fidarsi delle “ostetriche indipendenti” intendendo le Doule, ma sbagliando il termine (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=24469). Con questi provvedimenti la FNCO ha toccato un nervo scoperto, quello delle libertà essenziali non solo delle ostetriche, ma anche delle donne che dalle ostetriche dipendono nella loro esperienza di una maternità women friendly.

Tutti questi argomenti hanno iniziato un movimento di donne e ostetriche, unite nella difesa dei loro reciproci diritti che confluiscono nella libertà di scelta e nella libertà professionale delle ostetriche. Questi diritti sono sanciti da leggi, profili professionali, disposizioni e sentenze europee di cui vogliamo dare conto in questo numero di D&D.

Il movimento autunnale è coinciso con una serie di passi importanti: la dichiarazione OMS sulla violenza ostetrica, l’esposizione dell’argomento alla conferenza del semestre italiano  al Ministero della Salute di fronte ai delegati europei, dei rappresentanti dell’ OMS e dell’ISS da parte del human rights in childbirth, riscuotendo l’apprezzamento dei dirigenti del Ministero, la proiezione mondiale del film Microbirth, il primo incontro del movimento human rights in childbirth e del comitato per una Buona Nascita.
(vedi http://freedomforbirthromeactiongroup.blogspot.it/ e http://humanrightsinchildbirth.com/).

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Su argomenti di questa portata non ci si può fermare su pregiudizi (pseudo)scientifici e culturali, assumendo o difendendo posizioni istituzionali appartenenti a un pradigma medico/patriarcale o medico/rituale. Proprio perché i ragionamenti adottati sono irrazionali e impregnati fortemente di aspetti politico/sociali richiedono molta informazione e molta discussione. Oserei dire che non si tratta affatto di un problema medico. Le ricerche per sostenere la sicurezza (sempre relativa in ostetricia) del VBAC e HBAC, per comprendere l’importanza delle cellule staminali per il bambino, per dimostrare l’efficacia dell’assistenza ostetrica continuativa e altre ancora esistono da tempo in numero abbondante. Tuttavia, dal momento che non vengono pubblicizzate e che c’è un uso di comodo di alcune singole ricerche tolte dal contesto, occorre conoscerle meglio e allargare l’orizzonte delle proprie conoscenze per poter argomentare meglio sul piano politico/culturale, dando alla discussione un taglio più razionale/scientifico.

In questo numero forniamo molto materiale scientifico sul VBAC, sulle cellule staminali del bambino, sul taglio del cordone, per offrire alle ostetriche strumenti teorici e clinici per sostenere il proprio diritto di stare accanto alle donne nelle loro scelte informate. Tale diritto è sostenuto anche da una recente sentenza della corte europea dei diritti.

Raccontiamo questo grande movimento autunnale che ha visto fianco a fianco donne, ostetriche, qualche medico e altri professionisti.

http://www.marsupioscuola.it/rivista_n_87_diritti_donne_ostetriche.html

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