SANGUE CORDONALE O SANGUE DEL BAMBINO?

Diritti umani del bambino e la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale

di Elena Skoko | Political Activism Coordinator (PAC) per Human Rights in Childbirth in Italy – D&D 87 dicembre 2014

In data 16 maggio 2014 la Commissione parlamentare per le Questioni regionali ha dato l’approvazione per il testo unificato dei disegni di legge n. 352 e n. 913 in materia della promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale (1).

La legge attuale in materia della donazione del sangue da cordone ombelicale in vigore è il Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 (2), modificato in data 22 aprile 2014 (3). Il tema di cui ci occupiamo in questo testo riguarda soprattutto la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale che si desidera sancire con il suddetto disegno di legge (4). È nostro desiderio portare all’attenzione del pubblico, degli operatori sanitari e dei legislatori il tema della donazione del sangue da cordone ombelicale come tema che afferisce i diritti umani del neonato.

Il disegno di legge n. 913 del Senato della Repubblica sulla “Promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale e della rete di banche che lo crioconservano” sostiene che la conservazione e la donazione del sangue da cordone ombelicale rappresentino un interesse primario per il Servizio Sanitario Nazionale e richiede il finanziamento di un milione di euro annuo (2013-2015) per la realizzazione delle campagne promozionali in favore della raccolta del sangue cordonale indirizzata alle madri e alla popolazione in età scolastica. Il disegno di legge si basa sulle premesse indicate nel Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 in cui è prevista la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale, cosa che il disegno di legge, una volta approvato, attuerebbe con finanziamenti pubblici. La relazione introduttiva del menzionato disegno di legge mette in luce le possibili utilizzazioni del sangue cordonale per fini terapeutici, circostanza sicuramente meritevole di attenzione e tutela, ma omette di segnalare che tipo di conseguenze sulla salute del neonato possano derivare allo stesso dal prelievo precoce (early clumping) di detto sangue.

Il prelievo precoce (entro 30 secondi dalla nascita del bambino) è necessario per la raccolta ottimale del sangue cordonale (5), sia per la qualità che per il volume del sangue raccolto. Il clampaggio e il taglio precoce del cordone riduce l’entità della trasfusione placentare e i benefici associati con il volume extra di sangue (6).

I benefici neonatali associati alla trasfusione placentare sono: miglior adattamento cardio-circolatorio alla nascita (dovuto al volume intra-vascolare extra che favorisce l’espansione e quindi la transizione cardiopolmonare), livelli più alti di emoglobina, aumentate riserve di ferro e ridotto rischio di anemia a breve e lungo termine (7).

Uno studio italiano che ha monitorato la raccolta del sangue cordonale in Italia nel tempo di due anni indica nelle conclusioni: “Secondo la nostra esperienza una raccolta ottimale di SCO deve rispettare le seguenti caratteristiche: reclutare più primigravide, con epoca gestazionale al prelievo di SCO tra 37-40 settimane, con peso fetale superiore a 3.000 g, tempo di clampaggio del cordone ombelicale entro 30 secondi, raccolta di sangue cordonale con placenta inserita ancora in utero, e da preferire il parto spontaneo, di solito associato a lungo travaglio (aumento dello stress fetale).” (8).

L’OMS raccomanda il clampaggio e il taglio tardivo del cordone ombelicale (non prima di 1-3 minuti) (9), mentre le più recenti linee guida del NICE (National Institute for Health and Care Excellence) raccomandano il taglio ottimale del cordone ombelicale non prima di 5 minuti (10).

L’autorevole Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) nel Regno Unito sottolinea che, al livello pratico, la raccolta del sangue cordonale può mettere a rischio la salute della madre e del bambino in situazioni di prematurità, cordone nucale, taglio cesareo, gravidanza multipla, compromettendo anche il contatto immediato madre-bambino (11). Gli studi in Italia indicano che la raccolta del sangue debba essere effettuata con la placenta in utero, mentre RCOG raccomanda la raccolta del sangue cordonale con la placenta ex utero per massimizzare la sicurezza per la madre e per il bambino.

Alla luce di quanto esposto riteniamo necessario riflettere sulla necessità di valutare attentamente i benefici per il bambino e per la madre dovuti alla trasfusione placentare e al ritardo del taglio del cordone ombelicale e di metterla in relazione con la pratica della raccolta del sangue cordonale, che altro non è che il sangue della madre e del neonato. La realizzazione delle campagne promozionali in favore della raccolta del sangue ombelicale, in questo senso, rischia di diffondere informazioni incomplete che metterebbero l’interesse della donazione e della raccolta del sangue da cordone ombelicale (indicato come priorità del SSN nel DDL n. 913) in contrasto con quanto sancito dall’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e con quanto disposto dall’art.1 Legge 833/1978: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività mediante il servizio sanitario nazionale. La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana”.

Sebbene la salute delle persone affette da malattie che potrebbero essere curate con il sangue cordonale va tutelata, alla luce delle recenti ricerche scientifiche è altrettanto vero che i neonati hanno bisogno di quel sangue e delle loro cellule staminali, e dunque anche loro hanno bisogno di tutela. La Legge 833/1978, all’articolo 2, punto 8 lett. c) stabilisce che il SSN nell’ambito delle sue competenze persegue: “le scelte responsabili e consapevoli di procreazione e la tutela della maternità e dell’infanzia, per assicurare la riduzione dei fattori di rischio connessi con la gravidanza e con il parto, le migliori condizioni di salute per la madre e la riduzione del tasso di patologia e di mortalita’ perinatale ed infantile”.

Nelle premesse del DDL n. 913 leggiamo che: “La raccolta avviene subito dopo il parto, quando il cordone ombelicale è stato reciso, senza alcun rischio per la mamma o per il neonato. Si esegue rispettando rigorosi standard di qualità e sicurezza”. Queste affermazioni contrastano con le più recenti ricerche e opinioni scientifiche che sono prese in considerazione da Organismi e Organizzazioni Internazionali, tra cui l’OMS.

Per quando riguarda gli standard di qualità, sicurezza e logistica, come indicano gli studi, sono ancora in fase di implementazione (12).

Le stesse banche per la raccolta del sangue ombelicale sono soggette ad errori e perdite dovute alla non applicazione degli standard qualitativi di conservazione, come dimostra la recente perdita di 20.000 donazioni presso la banca cordonale di Sciacca a Palermo, il 25 luglio 2013 (13).

Il disegno di legge recita: “Dopo venti anni, il primo punto del programma, promuovere la donazione del sangue cordonale da parte delle mamme, è ancora lontano dall’essere attuato a causa di una informazione mediatica attualmente insufficiente e distorta.” Siamo completamente d’accordo che in questi anni l’informazione mediatica sia stata insufficiente e distorta privilegiando la diffusione dei benefici della raccolta del sangue cordonale sia presso le madri che presso la cittadinanza, tralasciando la diffusione delle informazioni sulle controindicazioni della detta pratica.

Sulla questione degli interessi economici della pratica discussa e sulla possibilità di speculazione sull’uso e la promozione della raccolta del sangue cordonale, già sono state espresse opinioni in autorevoli sedi (14).

Lo stesso Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali dichiara: “In un contesto in cui è sempre più elevato il livello di attenzione alla erogazione, nell’ambito del SSN, di prestazioni e servizi appropriati, da alcuni anni ha preso campo e viene pubblicizzata l’attività di conservazione autologa del sangue cordonale, indipendentemente dall’esistenza di condizioni patologiche in atto o potenziali, ma come “assicurazione biologica” per il neonato. Tale attività ed i presupposti che la muovono non solo non rispondono ai principi di efficacia e di appropriatezza come sopra definiti, ma aprono importanti problemi etici” (15).

Si confida che le Autorità predisposte sapranno diffondere un’informazione completa sull’argomento, tutelando il diritto dei cittadini ad accedere ad un’informazione completa e imparziale, tutelando altresì il diritto delle madri ad esprimere un consenso pienamente informato e libero e garantendo la salute del nascituro che non può manifestare le sue preferenze riguardo alla donazione del suo sangue e alle pratiche mediche attuate.

Con il presente testo si desidera fornire la documentazione raccolta con lo scopo di aprire una riflessione basata sulle evidenze scientifiche volte ad avvalorare il clampaggio ritardato del cordone.

L’Ostetrica di fama mondiale, Ibu Robin Lim, che fa parte dell’Advisory Board di Human Rights in Childbirth, ha scritto una lettera molto toccante volta ad evidenziare come noi tutti, in qualità di madri e padri oltre che di professionisti siamo chiamati a rispettare il diritto umano del neonato a ricevere il proprio sangue cordonale in quanto gli studi scientifici dimostrano garantire un maggiore patrimonio in termini di salute nell’arco di tutta la vita dell’individuo.

Evidenze scientifiche sul taglio ritardato del cordone ombelicale

O. Andersson, L. Hellström-Westas, D. Andersson, M. Domellöf, Effect of delayed versus early umbilical cord clamping on neonatal outcomes and iron status at 4 months: a randomised controlled trial, BMJ 2011;343:d7157 doi: 10.1136/bmj.d7157 (Published 15 November 2011).

H. Rabe, JL. Diaz-Rossello, L. Duley, T. Dowswell, Effect of timing of umbilical cord clamping and other strategies to influence placental transfusion at preterm birth on maternal and infant outcomes (Review), The Cochrane Library, 2012, Issue 8.

SJ. McDonald, P. Middleton, T. Dowswell, PS. Morris, Effect of timing of umbilical cord clamping of term infants on maternal and neonatal outcomes (Review), The Cochrane Library, 2013, Issue 7.

N. Jose Tolosa, Dong-Hyuk Park, J. David Eve, V. Cesario Borlongan, K. Stephen Klasko, R. Paul Sanberg, Mankind’s first natural stem cell transplant, Journal of Cellular and Mollecular Medicine, Vol. 14, No. 3, 2010 pp. 488-495.

J. Luis Díaz-Rossello, Early umbilical cord clamping and cord-blood banking, The Lancet, Vol 368 September 2, 2006.

 

http://www.marsupioscuola.it/rivista_n_87_diritti_donne_ostetriche.html

 

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Un pensiero su “SANGUE CORDONALE O SANGUE DEL BAMBINO?

  1. Allora lotus a tutti i neonati ….. io sono contro le speculazioni, sia lo stato (SSN) che le banche private hanno ragione di esistere, non ho mai mancato rispetto raccogliendo il sangue cordonale, clampando prima di un minuto, anzi le banche (pubbliche e private) si raccomandano di fare questa operazione in pieno rispetto per il neonato.
    Questa è soltanto una chiacchiera politica….serve sicuramente a qualcuno.
    Non sono d’accordo che io ostetrica debba promuovere la donazione del sangue cordonale, il SSN non mi paga e anche il mio Collegio non mi costringerà a farlo solo perché ha messo una dicitura che in pratica mi obbliga a obedire…..non lo farò, anzi, sono pronta a combattere per cancellare questa frase vergognosa.

    Saluti

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