UN PARTO VERO!

Un racconto di Sonia Richardson, ostetrica

Da D&D n. 69, La donna al Centro, implicazioni per la pratica, giugno 2010

Uno studente di medicina? E perché me lo devo cuccare proprio io?”

una studentessa per la precisione. Vuole trascorrere una giornata con un’ostetrica del territorio perché dopo la laurea vuole diventare medico ginecologo ostetrico!” così mi risponde la capa e non ho scelta!

mhmmmm….

La giornata è piena di impegni, c’e’ la clinica della gravidanza fisiologica, poi le visite in puerperio a domicilio. Manca personale, come al solito: e’ un casino! E ora ci voleva pure questa studentessa tra i piedi!

Easton, e’ la zona più multietnica di Bristol dove convivono molte minoranze etniche e tante famiglie alternative: donne in Burka, ragazze tatuate e piene di piercing, mamme in sandali in pieno inverno sono  le nostre clienti’ abituali.   

Incontriamo tante donne questa mattina, palpiamo tante pance. Natasha, la studente, devo dire, è proprio brava: 24 anni, carina, molto British non saccente e arrogante come qualche sua collega venuta a fare tirocinio qualche mese fa. Impara presto a fare manovre di Leopold, fa cilecca a far prelievi (una donna nigeriana si succhia i denti con disapprovazione quando Natasha canna il prelievo al secondo tentativo!) ma tutto sommato non mi è d’intralcio. Le faccio fare tutti gli stick alle urine che a me, schizzinosa, non piace!

Nelle visite in puerperio incontriamo un neonato pakistano particolarmente imbronciato e itterico, ma che ciuccia con passione, una donna afgana rifugiata politica che ci offre così tanto da bere e mangiare che non abbiamo nemmeno bisogno di pranzare. Non manca la Hippie che sorseggia frullato artigianale di placenta fresca.

Natasha mi racconta della sua esperienza in sala parto la settimana prima: ha visto ben 3 cesarei, e 5 parti spontanei, ‘anche se uno hanno dovuto tirarlo fuori con il forcipe’. Meravigliata dalla ‘magia’ dell’epidurale mi fa anche un sacco di domande: sulla gravidanza, i valori di sangue, sui casi più strani che ho incontrato…. In fondo è simpatica però alle 5pm sono stanca e desiderosa di sdoganarla alla fermata dell’autobus per andarmene a casa……

….e mi chiama Rebecca! Primo figlio, scelto di partorire in casa: sta contraendo da stamattina e ora sente che ha bisogno di sostegno!

un parto in casa?’ – mi chiede Natasha – ‘non è pericoloso?”

Non ho l’energia per farle il discorso sui rischi e benefici di nascere in casa e sto per dirle di andare a casa a riposarsi, che sento arrivare il suo autobus; poi, prima di avere il tempo di pentirmi, mi sento dire:

perché non vieni a vedere da te?”

E così arriviamo da Rebecca che starà pure contraendo da stamattina ma il suo bambino ha deciso di prendersela con calma. Passeranno molte ore a casa di questa famiglia in compagnia di Natasha e la mia collega. Diventa buio in strada: è venerdì sera, si sente il muezzim chiamare i fedeli alla moschea vicina. Robert, il futuro padre, ci cucina la cena. Rebecca contrae, forte, usa la voce, sembra progredire poi arrestarsi, poi il travaglio riprende nuovamente. Un tipico bambino in posizione posteriore: sarà una notte lunga! Si accendono le candele, Rebecca è in vasca da bagno, Robert le massaggia la schiena, verso il basso, si baciano: li lasciamo soli. Natasha nonostante l’ora e la giornata pesante è sorprendentemente sveglia, solo molto dopo il mascara comincia a colarle sugli occhi stanchi. L’atmosfera diventa più intensa, il bambino continua a non nascere. Proviamo a scendere e salire le scale da un lato, poi dall’altro, la posizione dell’arciere, ancora massaggi, qualche spuntino… Una Coca cola fresca seguita da sonori rutti e proprio quando io ormai stanca morta comincio a meditare che sarà il caso di trasferire in ospedale per affidarsi a quella “magia” di epidurale e ossitocina….. finalmente arrivano le spinte! Prima timidi atti involontari, quasi più vocali che reali, e poi Rebecca spinge con tutta se stessa. Ora che intravede il traguardo ha azionato la marcia in più. Abbiamo preparato la stanza per accogliere il bambino in camera da letto quando Rebecca ha cominciato a spingere: i teli di plastica coprono il materasso. Poi tra una contrazione e l’altra è velocemente scesa in cucina perché aveva caldo e l’ abbiamo seguita con asciugamani e telini…. ma l’erede ha scelto di nascere nell’abitacolo più piccolo della casa vittoriana dei sui genitori: sua mamma, saldamente seduta sul water, spinge a più non posso! S’intravede la testa! Ci stringiamo tutti tra queste 4 mura. Rebecca, suo marito, sua sorella, io (seduta su una pila di biancheria), la seconda ostetrica e Natasha, faccia emozionatissima. Rebecca comincia a fare il verso del cagnolino, chiedo a suo marito di tirarla su da sotto le spalle. La testa s’incorona, lentamente, i tessuti si distendono, Rebecca spalanca la bocca, gli occhi, le narici….. Robert si rompe la schiena a tenerla su così…. a me sta venendo un crampo al polpaccio (‘mi partirà un trombo” penso) e finalmente, pochi minuti dopo la mezzanotte nasce Rachele! Esce da sua mamma guardando verso l’alto (in sacrale) ‘aaaaaaaaahhhhhhhh’ facciamo tutti in coro. Robert si massaggia la schiena, Rebecca si bacia la figlia scivolosa finalmente tra le braccia, io mi alzo (battendo la testa contro il lavandino) e Natasha….. piange! Lacrime le rigano le guancie e non si preoccupa nemmeno di asciugarle “so lovely, so lovely…. So different from the hospital deliveries I have seen (cos’ diverso dai parti in ospedale che ho visto). This is a real…. – ci pensa su – yes, this is a real BIRTH’ (questo è un parto vero).

Buoni PARTI VERI a tutti!

http://www.marsupioscuola.it/rivista_n_69_la_donna_al_centro.html

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