CHI CONTROLLA LA GRAVIDANZA?

Editoriale di D&D n.88, di Verena Schmid. Marzo 2015

Nessuno, è la prima risposta. Gravidanza e parto sono eventi incontrollabili, guidati dal nostro cervello vegetativo, involontario e seguono un loro progetto a noi sconosciuto, che si rivela solo nel tempo. Questa realtà crea un senso di impotenza dentro di noi, operatrici, donne e persone attorno a lei.

Il controllo sulla donna e sul bambino che porta, possibilmente con macchine “obiettive”, è la risposta a questo senso di impotenza, una risposta che rassicura operatrici, donne e persone attorno a lei, ma che è illusoria e non da gli esiti sperati.

Ogniqualvolta succede qualcosa di negativo, questa illusione salta. Per non ritrovarci però nell’insopportabile senso di impotenza, viene definito un responsabile (spesso finto), un errore umano o si passa all’accanimento diagnostico o terapeutico.

E’ inaccettabile nella nostra società, che sia la vita, nella sua lungimirante e incomprensibile complessità a farci percorrere certe strade.

Il bambino, la donna, è la seconda risposta. Il bambino arriva con un suo progetto di vita, con una sua maggiore o minore forza vitale, un suo temperamento e una sua capacità di annidarsi, formarsi, svilupparsi e acquisire le competenze per vivere. Il bambino sa come crescere e conosce il suo destino.

La donna è piena di lui. Può percepire nella sua profondità come sta. Mentre i segni di vitalità e salute sono sempre molto chiari per chi ascolta, i segni di malessere a volte rimangono a livello subliminale, ma la madre è sempre preparata a quello che succede.

Dal momento che riceve il bambino dentro di sé i loro destini si fondono. Si sviluppa una storia d’amore tra loro, che regge al di là di quello che succede ai corpi fisici.

La donna può uscire dal senso di impotenza proprio grazie a questo legame. Ascoltando sé stessa, il suo bambino e arrendendosi a lui prende il controllo interiore sulla sua gravidanza ed ecco il suo potere. Assecondando i bisogni della gravidanza attiva le sue risorse e quelle del suo bambino migliorando così la sua salute. Solo lei lo può fare.

E come fa l’operatrice a uscire dal suo senso di impotenza e dalla sensazione di non avere il controllo su quella donna, quel bambino?

Mettendo la donna al centro! Ascoltando il suo sapere, le sue percezioni, osservando l’adattamento in gravidanza, facilitando il dialogo mamma-bambino, donna-donna, donna-partner, rafforzando i sostegni attorno alla donna!

Ala fine l’unico potere che abbiamo come operatrici è quello di creare un campo favorevole e protetto attorno alla donna, affinché il suo processo di gravidanza possa svolgersi in modo indisturbato, sostenuto, e affinché le sue competenze innate come anche quelle del bambino in formazione possano esprimersi al meglio. Il resto è il flusso della vita, che vuole affermarsi e ce la mette tutta, mettendo in campo mille risorse.

In questo numero offriamo riflessioni sulla normalità della gravidanza, su molti interventi inutili e sul possibile inquinamento da ultrasuoni con le ultime ricerche di Beverly Beech tradotte per voi. Offriamo anche gli strumenti di una semeiotica clinica in grado di rilevare le risorse e rafforzarle. Buona lettura!

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