LE RADICI DELL’INDIVIDUO –

 La Nuova Scienza Interdisciplinare nel Mondo che Cambia. Di P.G.Fedor Freyberg , Stoccolma.

Tratto da D&D 40/41 L’imprinting dell’amore, maggio giugno 2003.

Se saremo capaci di assicurare che ogni bambino sarà amato e desiderato sin dall’inizio, che gli si darà rispetto e che tale rispetto per la vita sarà posto al punto più elevato sulla scala dei valori umani, migliorando al massimo i livelli prenatale e perinatale della vita senza frustrazioni delle esigenze di base, senza aggressioni e influenze psicotossiche, allora ne potrà risultare una società non-violenta.

IL MODO IN CUI VOI TRATTATE IL VOSTRO BAMBINO, SARÀ IL MODO IN CUI LUI TRATTERÀ IL MONDO

Termini chiave: Prevenzione primaria, salute, continuità, accudimento prenatale, psicologia prenatale, gravidanza, gravidanza a rischio, processo di apprendimento, bonding, empatia, psiconeuroendocrinologia.

Abstract: Il periodo prenatale della vita rappresenta un’opportunità unica per prevenire disordini psicologici, emozionali e fisici per il resto dell’esistenza. In tale periodo è possibile sviluppare anche processi di prevenzione per ridurre le nascite pretermine e per evitare stati patologici e mortalità infantile. Per comprendere l’enorme potenziale del processo prenatale e del suo impatto sulla salute pre- e perinatale dell’individuo, dobbiamo domandare a noi stessi se ci rendiamo conto dell’importanza che riveste la fase prenatale della vita.

L’incontro con il nascituro è l’inizio del ‘continuum’ della vita umana verso l’auto- realizzazione. Per tutti ma specialmente per ognuno di noi in psicologia e in medicina, la chiave di quest’impulso vitale sta nell’ampliare la definizione standard del continuum della vita includendovi anche le esperienze prenatali, in quanto si tratta di una parte indivisibile del continuum della vita. Abbiamo bisogno di ciò proprio perché la fase prenatale è quella della nostra formazione, ed è anche quella che determina chi siamo e che cosa diventeremo. Per il bambino prenatale, è primariamente grazie al processo di ‘imprinting’ che tale esperienza inizia e si realizza. Per la madre, la gravidanza, vale a dire l’incontro con il nascituro, le offre l’opportunità di realizzare se stessa. Per tutti gli altri, l’incontro con il nascituro è un’opportunità per estendere e approfondire la propria comprensione di tale ‘continuum’ della vita, nell’ambito del quale non è possibile riscontrare una separazione fra la dimensione fisica e quella psicologica della nostra esistenza. (1)

Una Nuova Scienza Interdisciplinare

La psicologia e la medicina prenatale e perinatale formano un settore scientifico interdisciplinare relativamente nuovo nel campo della ricerca medica e psicologica, la cui pratica tende a integrare tutte quelle discipline che si occupano di questioni basilari della vita e dei suoi disturbi.

L’accento viene posto sul carattere interdisciplinare, in quanto questo permette l’incontro di varie specialità, come la medicina, la psicologia, la psicoanalisi, l’antropologia, l’etologia umana, la sociologia, la filosofia e altre. E, nel dialogo, ognuna è in grado di usare un linguaggio comune e approfondire il processo di mutua influenza creativa, oppure di reciproco arricchimento.

La medicina e la psicologia prenatale e perinatale possono servire anche da modello “psicosomatico” per dimostrare l’indivisibilità dei processi ‘psicologico’ e ‘fisico’ nel ‘continuum’ della vita umana sin dall’inizio, nonché lo sviluppo indivisibile di tutte le funzioni del sistema nervoso centrale e dei processi immunologici e neuroendocrinologici.

Una delle importanti aspirazioni di questo nuovo campo scientifico è la pubblicazione di varie metodologie, sia derivate da metodi e studi orientati sperimentalmente, sia da metodi più introspettivi. Questo nuovo atteggiamento ci invita a cercare e a trovare un linguaggio comune. E, attraverso un linguaggio comune, di ridurre false interpretazioni semantiche, il che ci offre la possibilità di definire una teoria scientifica applicabile a questo nuovo e integrativo approccio interdisciplinare. Dal punto di vista linguistico, integrazione significa, fra l’altro, assimilare, fondere, incorporare, combinare, unificare e armonizzare. Quest’ultima voce, ‘armonizzare’ dovrebbe essere messa in evidenza in modo particolare – armonia e collaborazione fra vari approcci integrati e punti di vista, metodi e metodologie, teorie, ideologie e pratiche, anziché confronto e disapprovazione.

L’intera società deve incoraggiare nei futuri genitori il senso di responsabilità, e far presente alle coppie, molto tempo prima del concepimento, quali sono i loro impegni verso la nuova vita. E’ essenziale che la nuova vita sia profondamente rispettata sin dal primo momento, e che, nel dialogo, essa venga considerata alla stessa stregua di un partner. Questo dialogo comincia nel momento del concepimento e continua durante le fasi della vita prenatale, perinatale e postatale (2). Il dialogo influenza il risultato della nascita e il modo in cui l’individuo, durante l’infanzia, l’adolescenza e la vita da adulto tratterà le altre persone, nonché – importantissimo – esso contiene il seme dell’abilità del bambino di amare, di rispettare gli altri e di assumersi degli impegni (3).

La fase prenatale della vita rappresenta un’opportunità unica per la prevenzione primaria atta ad evitare che, nella vita successiva, si manifestino disordini di ordine psicologico, emozionale e fisico (4,5). A questo livello possiamo sviluppare procedimenti di prevenzione per ridurre nascite pretermine, stati patologici e mortalità infantile. Per comprendere l’enorme potenziale del processo prenatale e del suo impatto sulla salute dell’individuo prenatale e postatale, dobbiamo chiedere a noi stessi che cosa implica per noi la fase prenatale della vita (6).

La gravidanza può essere considerata come un dialogo attivo fra la madre e il bambino (7). Tale dialogo non è limitato ma va allargato fra madre e padre, nonché fra la madre e al suo ambiente psicosociale circostante. Questo discorso fa parte di un processo molto attivo e mutuamente interdipendente che ha luogo a vari livelli. Come minimo, esso comprende i livelli psicologico, emozionale, biochimico e psiconeuroendocrinologico.

Non ho mai sentito che una madre, riferendosi al suo bambino, dica: “il mio embrione” o “il mio feto”: la madre dice “Il mio bambino”, o lo chiama persino per nome. Generalmente, la donna in gravidanza denota un elevato grado di sensibilità verso il proprio nascituro, il che contrasta con la mancanza di sensibilità in numerosi professionisti del campo. Il bambino è un partner molto attivo durante la gravidanza; esso è un “passeggero attivo in utero” (8). Di conseguenza, l’interazione madre-bambino non è soltanto biologica, ma è anche a carattere psicologico e sociale.

Questo dialogo madre-bambino inizia a livello inconscio – probabilmente sin dall’inizio dello sviluppo del nascituro. Da parte della madre, il dialogo diverrà realtà quando, consciamente o inconsciamente, la madre stessa sentirà di sperimentare il suo bambino non più quale “oggetto” ma come “persona”. Quest’evento comincerà verso l’inizio di un incontro consapevole col suo bambino. Il passaggio da “oggetto” a “persona” è appunto una conseguenza della sensibilità del nascituro e dell’enorme potenziale creativo nella psiche materna. L’esperienza del dialogo è indipendente dal grado di sviluppo morfologico del bambino (10).

Già Durante l’Intero Sviluppo Embrionale e Fetale si Verifica un Forte Impatto di Influenze Ormonali, Psicologiche e Immunologiche.

La nascita è soltanto una parte dello sviluppo umano globale. Tutte le circostanze che riguardano l’evento nascita, la nascita stessa e le sue conseguenze per il bambino, la madre e il padre che si verificheranno nel periodo post-natale dipenderanno essenzialmente dalla fase prenatale della vita. Tutto viene influenzato in modo particolare dall’impatto esercitato dal bonding sulla triade bambino, madre e padre. E’ saggio non separare il ruolo del padre da quello della madre e del bambino, e anche non separare il travaglio dal ‘continuum’ dell’esperienza prenatale. Il padre dovrebbe essere coinvolto e incorporato nell’intera fase di accudimento prenatale sin dall’inizio e considerato come partner alla pari durante l’intero processo. Le esperienze fatte dal padre eserciteranno un’influenza vitale molto forte sulla sua partecipazione durante il travaglio nonché sulle sue abilità di coltivare il legame col bambino durante l’intero evento nascita, sia durante il periodo prenatale, sia post-natale.

Il primo livello ecologico della vita

La gravidanza può essere considerata al primo posto nell’ecologica dell’essere umano, e l’utero come primo ambiente ecologico (11,12). E’ sorprendente notare l’esiguo numero di professionisti del campo, persino psicologi, che prendono in considerazione questo fattore basilare. C’è ancora un gran numero di ostetrici e ginecologi, nonché di altri professionisti che considerano l’utero come semplice organo anatomico, un contenitore del bambino. Malgrado le migliaia di studi scientifici che sono stati fatti, ci sono ancora professionisti della nascita tuttora all’oscuro dell‘’inquinamento tossico’ rappresentato dalla potenziale minaccia psicologica e sociale nei confronti del nascituro.

Il dialogo fra nascituro, madre e padre crea una ‘unione primaria’ (13) che, a sua volta, aiuta ad alimentare fortemente le predisposizioni psico-fisiche. Potenzialmente, qualsiasi predilezione innata è in grado di orientare e di modellare le successive risposte emozionali e sociali, specialmente per quanto riguarda il rapporto interpersonale. Le conseguenze di tali esperienze di unione primaria comprendono una vasta gamma di elementi, compreso l’amore e un comportamento improntato all’etica.

La Vita è un Continuum Indivisibile

La vita umana dovrebbe essere considerata un ‘continuum’ indivisibile, in cui tutte le fasi di sviluppo rivestano pari importanza; tutte le fasi sono interdipendenti e inseparabili dall’intero ‘continuum’ della vita individuale. In tale ‘continuum’, l’individuo rappresenta un’entità indivisibile, composta da tutte le funzioni ai livelli fisiologico o fisico, psicologico e sociale. I processi fisico, biochimico, endocrinologico, immunologico e psicologico rappresentano un’unità che non può essere divisa (14).

Per comprendere il processo che si svolge durante le fasi prenatali della vita è necessario ricorrere a un nuovo linguaggio e a una nuova teoria scientifica. Un tale linguaggio deve assisterci nell’andare oltre i problemi semantici e la confusione che esiste nel vernacolo sia medico sia psicologico (15).

Nessuna fase dello sviluppo umano può essere separata dal resto del ‘continuum’ della vita dell’individuo. Nell’esistenza umana, il ‘continuum’ della vita è una delle esigenze basilari atte a mantenere l’omeostasi e l’equilibrio. Fatti che turbano il ‘continuum’ della vita dell’individuo a livello grave portano alla malattia; in casi estremi, quando l’omeostasi non può essere ripristinata, il risultato è la morte.

Disastro sociale sulle nascite dovuto a discontinuità

Ogni discontinuità proveniente sia dall’esterno sia dall’interno dell’organismo individuale violerà le esigenze biologiche e psicologiche basilari, entrambe per la vita prenatale e postatale. La discontinuità è diventata gradualmente un problema sempre più serio, tanto da provocare attualmente disturbi ecologici, sociali e politici in tutto il mondo. Non c’è gruppo di persone o nazione che sia totalmente immune dal flagello dovuto a uno sviluppo privo di orientamento a livello ecologico e sociale (16). Nelle comunità scientifiche, molti sono profondamente consapevoli degli effetti provocati da tali eventi, e si rendono conto quanto la discontinuità e lo squilibrio siano la causa attuale di molti disturbi mentali e sociali (17). Nel campo della psicologia prenatale, perinatale e della medicina, noi siamo profondamente consapevoli dei pericoli che la discontinuità può generare nel nascituro e nel neonato.

Psiconeuroendocrinologia e Psiconeuroimmunologia

I recenti sviluppi nelle due nuove e innovative linee della ricerca medica e psicologica, e precisamente la psiconeuroendocrinologia e la psiconeuroimmunologia, sono molto promettenti. La ricerca in queste due aree è particolarmente importante in quanto serve da base scientifica per la filosofia che accompagna la psicologia e la medicina prenatale e perinatale.

Varie funzioni biochimiche altamente specifiche (ormoni, neurotrasmettitori e altre strutture polipeptide) sono necessarie in diretto collegamento con i fenomeni di ‘input’ per la trasformazione e l’accumulo di informazioni sia di tipo sensoriale sia mentale. Alcune funzioni di questo tipo, cruciali per la formazione del sistema nervoso centrale primario a livello ipotalamo-pituitario e adrenalinico, sono già individuabili proprio all’inizio dello sviluppo dell’essere umano. E’ così che, successivamente, l’embrione sviluppa un’elevata sensibilità e competenza per la potenziale abilità di percezione e di apprendimento (18).

Per il bambino, l’esperienza intrauterina è anche un processo di apprendimento (19). Tale apprendimento è un prerequisito vitale per la sopravvivenza, dato che esso rende possibile all’organismo di adattarsi a nuove circostanze (20). Senza capacità di adattamento non ci sarebbe sopravvivenza; infatti, nessuno potrebbe adattarsi a qualcosa senza fare o aver fatto esperienze su cui basare l’adattamento. Un processo del genere richiede memoria, sia esercitata consciamente sia impressa nel subconscio. L’elaborazione dell’informazione che raggiunge il bambino sin dall’inizio del suo sviluppo sarà ricevuta attraverso varie vie biochimiche, per poi essere trasformata e immagazzinata quale traccia di memoria (questo potrebbe eventualmente essere utile per la comprensione teorica di certe procedure psicoterapeutiche, quali l’ipnosi, l’analisi dei sogni, le memorie prenatali, ecc.).

Funzione Tramite la Struttura

A questo punto l’embrione reagisce già con evidenti risposte, mentre memorizza l’impronta delle esperienze sensoriali grazie a un linguaggio biochimico, esperienze che rimangono quale potenziale fonte di apprendimento. Queste impronte prenatali della memoria possono a loro volta essere rievocate quali sorgenti di informazione (di carattere sia negativo sia positivo o ambivalente) nel corso della vita successiva.

Le implicazioni di questi ritrovati preliminari puntano molto lontano. Esse richiederanno niente meno che un radicale riesame dello sviluppo standard dell’embrione umano, paradigma secondo cui si presume che la struttura preceda la funzione. Al contrario, come indicato sopra, esiste una forte evidenza (21) che favorisce il primato della funzione rispetto alla struttura, l’organo morfologico. E’ la struttura morfologica che si sviluppa quale risultato dell’innata esigenza funzionale primaria. L’organo non si svilupperebbe se non ci fosse l’esigenza funzionale che preme a tale scopo. Alla stessa stregua, le capacità mentali dell’essere umano non sono posteriori alla struttura morfologica completata del cervello, e nemmeno alla sua successiva introduzione all’interno e sperimentazione di un particolare ambiente socio-culturale dopo la nascita.22 Il nascituro è già dotato del proprio metodo psicologico che funziona molto prima della nascita; nessun bambino è ‘tabula rasa’ (23).

Ruolo Materno, quale Madre

Dobbiamo riaffermare che la madre non è soltanto un ‘ricettacolo’ per la crescita del bambino, ma un’attiva iniziatrice e partecipante. Oggi è imperativo ridare alla donna il compito di ‘selezionatrice’ primaria in questo potente processo creativo. Infatti, la donna è coinvolta in un processo procreativo nel quale mette all’opera i propri poteri creatori. La madre del futuro ha bisogno di essere consapevole di tali poteri e di come mantenerli attivi, al fine di essere meglio equipaggiata per guidare e migliorare la sua impresa creativa. La gravidanza può anche dar modo alla madre di ritirarsi in una specie di ‘regressione creativa’, onde rendere possibile un dialogo intimo col suo nascituro.

Per poter fare una scelta serena basata sull’informazione, l’educazione alla pianificazione familiare deve iniziare prima del concepimento. La genitorialità responsabile non è necessariamente e automaticamente un dono di ‘Natura’ e nemmeno un talento acquisito, ma richiede molto spesso di essere insegnata. Ciò impone una ricerca in merito a un’appropriata preparazione socio-pedagogica sia nell’ambito della famiglia sia nel nostro sistema educativo. E’ vitale che, nelle università, nelle Facoltà di Medicina e di Psicologia si provveda a integrare i programmi introducendovi anche la medicina prenatale e perinatale.

Abbiamo bisogno di formulare un nuovo sistema educativo capace di preparare i giovani a una genitorialità cosciente. E’ necessario un cambiamento radicale nella cura prenatale, in cui vengano prese in seria considerazione non soltanto circostanze mediche ma anche quelle della vita psicologica e sociale di entrambi i genitori. La cura prenatale dovrebbe considerare il bambino come partner attivo in un dialogo psico-sociale con i suoi genitori, ai quali sarà data l’opportunità di vivere l’incontro col loro bimbo atteso in una società libera e non violenta.

Bambini Indesiderati sono Moralmente Minacciati e sono una Minaccia Morale per la Società

Il bambino ideale dovrebbe essere amato già durante la vita prenatale. Non dovrebbero più nascere bambini non voluti (24,25). A meno che non si riesca a ottenere le giuste condizioni mentali e sociali riguardanti la fase prenatale della vita, tutti i cambiamenti positivi nel mondo saranno superficiali e saranno pure minacciati i diritti umani e le esigenze di base, i valori tradizionali e culturali, nonché la civiltà e la stessa libertà (26,27,28,29).

La gravidanza può a volte essere sperimentata da entrambi madre e padre come un momento di crisi esistenziale, che non dovrà essere necessariamente seguito da un cambiamento negativo della situazione. Ogni crisi può essere considerata come una prova che può portare a soluzioni positive e creative o alternative. Molto spesso vediamo che, durante la gravidanza, affiorano e si rendono manifesti vecchi e irrisolti conflitti latenti. Frequentemente, durante la gravidanza, questi possono essere elaborati e trasformati in maniera molto costruttiva. Va fatto osservare, comunque, che molti conflitti e problemi che la donna in gravidanza può sperimentare non sono il diretto risultato della sua gravidanza o del suo bambino. Problemi irrisolti possono rievocare conflitti psicologici nella sua psiche personale. In questo modo, la gravidanza spesso dà alla madre e al padre un’opportunità unica per sollecitare il loro sviluppo psicologico interiore, a volte nell’ambito di sedute psicoterapeutiche.

La ricerca e la pratica psicoterapeutica hanno dimostrato ancora una volta quanto decisivi siano l’influenza emozionale negativa e i disordini nel dialogo prenatale sulle condizioni mentali e sulle malattie nel resto dell’esistenza. Il Dr. Ludwig Janus ha osservato che traumi psicologici e problemi pre- e perinatali sono affiorati durante la psicoterapia in circa i due terzi dei pazienti adulti. Diventa oltremodo palese quanto sia importante che nei genitori del bimbo che deve nascere siano presenti: la maturità emozionale, la salute mentale e la consapevolezza sociale. La necessità di interventi psicoterapeutici sia sulla madre incinta sia sul futuro padre diventa più pertinente. (30)

Nessun senso di colpa o di inferiorità va suscitato in genitori in gravidanza come pure nessun giudizio deve essere espresso su di loro. Dobbiamo essere consapevoli che non tutte le donne in gravidanza hanno la possibilità di offrire al nascituro le condizioni e le cure ottimali economiche o emozionali, oppure nell’ambito di strutture sociali. La gravidanza è sempre un processo dinamico fatto di emozioni costantemente fluttuanti, di attitudini e perfino di discorsi intellettuali. Il dialogo madre-bambino è quasi sempre caratterizzato da un miscuglio di emozioni positive, negative e ambivalenti. La società ha la responsabilità di garantire che il legame madre-padre-bambino possa non soltanto sopravvivere ma svilupparsi nelle migliori circostanze possibili.

Gravidanza a Rischio

Inoltre, va aggiunto che un organismo vivente è fortemente propenso ad adattarsi, persino a riparare danni o a compensare errori dovuti alla precedente fase di sviluppo del ‘continuum’ della vita. Quello che non è stato sperimentato a un livello delle esperienze può essere ricuperato e, possibilmente, elaborato per ottenere la soddisfazione interiore dell’essere umano.

Il termine “gravidanza a rischio” è tuttora usato quasi esclusivamente in senso biologico. Ciò significa che esso viene usato solo in caso di disturbi somatici, malattie fisiche e handicaps che potrebbero colpire la madre durante la gravidanza e danneggiare la salute biologica del bambino. Qui possiamo vedere di nuovo quanto saldamente la medicina e la filosofia medica istituzionalizzate, con le loro terminologie e categorizzazioni statiche, portino a una divisione corpo-mente e risultino in una continua promulgazione del parallelismo psico-fisico. In una visione olistica e globale della vita umana, non possiamo fare una divisione fra i fenomeni cosiddetti “somatici” e quelli “psicologici”. Dal punto di vista psicologico, medico e antropologico, tutti gli eventi della vita sono vissuti quali situazioni fenomenologiche individuali, in cui corpo e mente (soma e psiche) rappresentano un’entità basata su mutua influenza e interdipendenza nell’ambito di un particolare ambiente socio-culturale. E’ così che tutti gli eventi, sia quelli cosiddetti “somatici” che di carattere “psicologico” che potrebbero disgraziatamente colpire il benessere e la salute di madre e bambino, sono visti quali rischi potenziali o reali. E’ necessario quindi creare un nuovo modo di accudimento prenatale, in cui tutti i rischi vanno monitorati in tempo e in cui ai genitori è data l’opportunità di prepararsi al nuovo ruolo, compreso l’accesso alla consulenza psicoterapica (31,32,33).

La gravidanza e il parto non sono di per sé malattie, o soltanto in casi molto rari, ma a volte lo possono diventare in seguito all’intervento di un medico. Noi dobbiamo dar credito alla saggezza interiore delle donne in gravidanza e aiutarle con la nostra conoscenza, l’empatia e le nostre informazioni scientifiche a far fronte ai loro problemi e ai rischi potenziali o a quelli veri quando questi si presentano.

Salute e Auto-Realizzazione

Questo ci porta al tema della salute. Quanto è stato detto prima in merito alla visione olistica e globale di tutte le funzioni umane è vero anche in considerazione di quanto è stato pubblicato sulla salute e la malattia. L’ultima definizione di salute enunciata dalla World Health Organization (WHO) è “uno stato di completo benessere fisico e mentale, che si verifica quando persone prive di malattie vivono in armonia con il loro ambiente e fra di loro” (34). Come Zikmund 35 fa notare, questa definizione, pur includendo tutte tre le dimensioni delle manifestazioni della vita umana, biologica, psicologica e sociale, presenta parecchie lacune. Nella sua analisi delle dimensioni della salute e della malattia, egli pone l’accento sugli aspetti funzionali della salute e della malattia, definendo la salute quale funzione ottimale di tutti i processi della vita – biologico, psicologico e sociale.

L’organismo psico-fisico cerca costantemente di mantenere intatta la propria salute. Esso mira alla guarigione, lontano dalla distruzione; esso mira all’omeostasi, lontana dalla disorganizzazione e dal caos. La salute ha chiaramente una dinamica molto forte e una dimensione creativa. Nel 1974 (36) ho descritto la salute quale “movimento dinamico lungo un sentiero creativo verso l’auto-realizzazione”. L’auto-realizzazione va intesa come comprendente dimensioni biologiche, psicologiche e sociali. Auto-realizzazione, con riferimento a

  1. l’integrazione costruttiva dei mutamenti dialettici, individualmente dipendenti con un mantenimento simultaneo dell’omeostasi del “milieu interieur”, e

  1. l’equilibrio nello sforzo verso la soddisfazione dell’individuo durante il continuo confronto e l’adattamento del sistema psicoendocrino con e verso il “milieu exterieur” della normale situazione quotidiana della vita.

Adattamento non Significa Semplicemente adattamento dell’Individuo all’Ambiente, ma anche la Possibilità di Trasformare l’Ambiente Secondo le Esigenze dell’Individuo.

Noi dobbiamo abbandonare l’approccio restrittivo, positivistico e obiettivo all’individuo e alla società. Questi approcci ignorano le specificità soggettive di ogni individuo e di ogni società con le loro anime e la loro spiritualità, con le loro esigenze, i loro sentimenti e pensieri. Noi dobbiamo mirare a favorire la rinascita dell’unicità dell’individuo umano in un mondo in cui l’individuo e il suo ambiente dovrebbero rappresentare un’unità spirituale nella pace ecologica ed etnica.

Questo è ancora più vero per una situazione così sottile come la fase prenatale dello sviluppo umano. Non è forse così che, da un sottile e delicato processo, potrebbero scaturire vasti e importanti movimenti nei campi della filosofia, della pratica e del cambiamento globale? Secondo l’ “effetto farfalla”, gli eventi sono interdipendenti al punto che un movimento molto sottile e apparentemente insignificante come quello delle ali di una farfalla è in grado di placare un forte tifone in un luogo anche molto lontano. Tale “effetto farfalla” può essere messo alla pari del livello prenatale dello sviluppo umano. Tenendo in mente tutto questo, vi possiamo trovare un’opportunità unica per prevenire il male distruttivo nel mondo (37).

Dare e ricevere attenzione e cura

L’argomento che vorrei toccare ora riguarda le necessità di base dell’essere umano. Invariabilmente, queste sono: mangiare, dormire e sesso. Tuttavia, sento che ce n’è un’altra, un’esigenza molto basilare della quale non si è mai parlato, ed è precisamente il bisogno di prendersi cura di qualcuno e la necessità che qualcuno si prenda cura di noi. L’essere del quale ci prendiamo cura diventa l’essere più importante della nostra vita, diventando così parte della nostra vita. Non ha importanza che la creatura della quale ci prendiamo cura sia un adulto, in bambino, un bambino prenatale, un cane o un uccellino – in altre parole, un essere vivente qualunque.

Questo prendersi cura ed essere curato è uno dei prerequisiti della sopravvivenza, il quale procura l’omeostasi e l’equilibrio fra noi e il nostro ambiente. Quando qualcuno si prende cura di noi, noi possiamo essere guariti e curati, e a nostra volta possiamo guarire e curare quando noi ci prendiamo cura di qualcuno.

Un altro bellissimo modo di esprimere questo concetto è attraverso le parole di Antoine de Saint-Exupéry: “On ne connait que les choses que l’on apprivoise”, ….”Tu deviens responsable pour toujours de ce que tu as apprivoisé.”(38). (Si conoscono solo le cose con le quali siamo familiarizzati”,…”Tu divieni responsabile per sempre di ciò che hai reso a te familiare.”).

In questo modo si avvia il processo del ‘bonding’ e si gettano le basi per la fiducia e il benessere.

Il Bonding Inizia dai Nonni

Per predire se avrà successo il processo del ‘bonding’ fra madre, padre e bambino, dobbiamo conoscere molto bene le personalità del padre e della madre, il loro passato, le loro aspettative e le fantasie, le loro paure e le ambivalenze. L’importanza della storia individuale della famiglia sta diventando sempre più evidente. La vita degli individui comincia al più tardi nella casa dei nonni, i quali trasmettono o non trasmettono ai loro figli (gli attuali genitori del nascituro) i valori di base della moralità, dell’etica e il rispetto per la vita. I figli a loro volta trasmetteranno o non trasmetteranno tali valori al loro nascituro. (39)

Un Dialogo Interdisciplinare

Un approccio interdisciplinare invita a discussioni interdisciplinari, in cui lo stesso tema può essere visto da diverse angolazioni. Dovrebbe servire quale opportunità unica per una fecondazione incrociata fra le diverse scienze e pratiche, in luogo dei tradizionali approcci multidisciplinari. Oppure, come è stato espresso in un articolo editoriale del “Lancet” nel 1985: “Psichiatri e immunologi non si incontrano spesso, ma quando ciò avviene, essi tendono a parlare in linguaggi diversi (Editoriale, Lancet, 1985)

In un articolo di ‘Universitas’ (Robert Schutz: “Ist Interdisziplinaritaet moeglich?” (E’ possibile l’interdisciplinarietà? – Universitas 11, 1995, 1070-1089), nota rivista tedesca di scienze interdisciplinari, è stato posto l’interrogativo se una comunicazione interdisciplinare era possibile. L’articolo presentava una metodologia molto accurata e concludeva dicendo che la comunicazione interdisciplinare è un compito difficile, probabilmente impossibile da raggiungere, ma verso il quale varrebbe certamente la pena tendere.

Un dialogo interdisciplinare non solo è possibile ma è persino estremamente creativo ed estremamente necessario; ed è raggiungibile anche la possibilità di una comune comprensione e di un comune pensiero nell’ambito del linguaggio di diverse discipline, soprattutto fra le scienze “umanistiche” e “naturali”. Nel nostro ‘Neuroendocrinology Letters Journal’ abbiamo ora incluso: la psiconeuroimmunologia, la neuropsicofarmacologia, la medicina riproduttiva, la cronobiologia e l’etologia umana. Questo è stato un dialogo interdisciplinare (da non confondere con multidisciplinare) sin dall’inizio, dialogo che ha contribuito ad abbassare molte barriere nell’intento di ottenere una base comune.

. Io credo che fino a questo punto ci siamo riusciti, perché l’uso della “scienza prenatale”, quale modello dell’indivisibilità dei processi “psicologico” e “somatico” nel ‘continuum’ della vita umana, ed anche perché i fenomeni e i processi del sistema nervoso centrale e i processi immuno- e neuroendocrini sono inseparabili, sono già stati portati nella pratica. Nella nostra Rivista “The International Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Medicine”, la psicoanalisi, l’endocrinilogia, l’immunologia, la psicologia prenatale ed evolutiva, l’ostetricia, la psicoterapia e la professione di ostetrica, per nominarne solo alcuni, hanno incrociato vicendevolmente i loro sentieri e oggi siamo in grado di parlare insieme ai nostri congressi ed esporre i nostri punti di vista in un’unica Rivista senza dover ricorrere a interpreti.

Per intraprendere una tale sfida, un linguaggio comune è indispensabile, un linguaggio che risulti comprensibile ad altre discipline e che sia in grado di assistere qualora si andasse oltre i problemi semantici. Una certa confusione è dovuta al riduzionismo ereditato ancora in uso nel vernacolo medico e psicologico, e che rappresenta uno dei maggiori problemi epistemologici nella scienza della vita prenatale e perinatale.

Integrazione – Disintegrazione

C’è un’ampia contraddizione nelle maggiori tendenze della società, ma anche nella famiglia e nell’individuo. Da una parte si notano tendenze in aumento verso processi integrativi su scala mondiale nell’ambito della politica, dell’economia, ecc., mentre, dall’altra, c’è una disintegrazione nel mondo della famiglia e delle strutture micro-sociali, con la conseguente alienazione dell’individuo.

Enormi progressi si stanno facendo nell’elaborazione delle informazioni e nelle comunicazioni via Internet, posta elettronica e telefoni cellulari che quasi tutti possiedono, mentre, al tempo stesso, si registra un calo e un deterioramento nella comunicazione da persona a persona. Le favole non esistono più, ma esistono i CD-ROM..

Io non sono di certo un nostalgico dei “bei tempi passati”. Quando avvenivano le peggiori atrocità nella prima e seconda guerra mondiale, l’Internet non esisteva, ma esistevano le favole, e i più degenerati criminali di guerra amavano i bambini e i cani. Ma questo è, comunque, un altro discorso. Quello di cui voglio parlare qui è il declino clandestino e la scomparsa delle tradizioni e dei valori culturali, della buona educazione, delle buone maniere, della sensibilità e del buon senso, nonché dalla costantemente crescente alienazione dell’individuo sin dall’inizio della sua vita.

Il bambino prenatale è diventato un oggetto di ricerca e di osservazione. Esso viene al mondo come oggetto in un ambiente alienante, allevato come oggetto, e vive come oggetto patrocinato da autorità. I valori di base come il legame, l’amore, la compassione, l’empatia, la solidarietà, l’intimità, l’intuizione e gli istinti naturali sono stati soppressi dai mondi tecnocratici e burocratici. In questo mondo d’incertezza e alienazione, l’individuo è minacciato dalla privazione dei propri diritti basilari.

L’Anno del Bambino Prenatale

Ritornando all’“Anno della Famiglia” organizzato dall’ONU e riconsiderando le atrocità che sono state fatte in tutto il mondo alle famiglie, ai bambini e all’intera società nonché ai gruppi etnici, non possiamo che provare una profonda tristezza nel constatare che non è sufficiente fare soltanto delle dichiarazioni. Il mondo potrà cambiare soltanto se otterremo un cambiamento nella comprensione di base del rispetto per la vita sin dal primissimo inizio. Tutto comincia con un profondo rispetto per il bambino che deve nascere nella sua prima posizione ecologica nell’utero materno, il rispetto per la madre, il rispetto per il bambino nel momento della nascita, dandogli il benvenuto con grande dignità e considerandolo un partner di pari valore nella società.

Noi crediamo fermamente che la salute dell’individuo si determini agli inizi della vita prenatale e che dovremmo dare enfasi alle nostre possibilità di ottimare la cura prenatale per madre e bambino in tutto il mondo. Varrebbe la pena proporre alle Nazioni Unite di dedicare un anno all’ “Anno del Bambino Prenatale”. Nel 2001, a Vienna, alla Conferenza organizzata dalle Nazioni Unite, dall’UNESCO, dalla Vienna Academy of Future (Principe Alfred von Lichtenstein) e dall’ISPPM (International Society for Prenatal Psychology and Medicine) abbiamo discusso la Cura del Bambino per il prossimo millennio.

Nell’International Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Medicine abbiamo messo in evidenza le dimensioni della salute e della malattia, entrambe nell’ambito dei bambini e delle famiglie, e abbiamo sottolineato l’importanza della salute primaria e della prevenzione primaria già a livello prenatale della vita. (Int.J.of Prenatal and Perinatal Psychology and Medicine, Vol. 5, No.3)

Come già espresso in altra sede (Int.J.Prenatal and Perinatal Studies, Vol.4, No3/4, pp. 155-160), se vogliano creare un essere umano, una società e un sistema economico sani, non-violenti e creativi, dobbiamo ritornare alle esigenze e alle funzioni primarie di quell’essere umano, di quella società o di quel sistema. Dobbiamo garantire le migliori condizioni possibili ai primissimi livelli dello sviluppo, sia nell’essere umano, sia nella società. Soltanto allora potremo raggiungere una vera prevenzione primaria contro la malattia, disturbi mentali e psichici, odio, intolleranza, violenza e guerre, sia nella vita individuale, sia nella famiglia e nella società.

Il rispetto per la vita umana sin dall’inizio porterà anche un nuovo modo di trattare con dignità i bambini che nascono pretermine (Marina Marcovich, Otwin Linderkamp, Ernest W. Freud).

Empatia per Empatia

Dobbiamo ritornare a imparare l’empatia per gli altri esseri umani. Abbiamo detto che la vita dell’individuo inizia, al più tardi, nella casa dei nonni. Là i genitori del nascituro hanno ricevuto le norme e i valori basilari dell’etica, della moralità, dell’empatia, del rispetto per la vita ed altro, che a loro volta trasmettono ora al loro figlio persino già prima di averlo concepito. E’ chiaro, quindi, che abbiamo bisogno di rivedere gli approcci obiettivi restrittivi e positivistici nei confronti dell’individuo e della società – approcci che ignorano la specificità soggettiva di ogni individuo e di ogni società, con la loro anima e spiritualità, con le loro esigenze, con i loro sentimenti e pensieri.

Dobbiamo tendere verso la Rinascita dell’Unicità dell’Essere Umano –

l’Individuo e il suo ambiente dovrebbero rappresentare un’unità Spirituale nella pace ecologica.

Il grande umanista, scrittore e filosofo, Vàclav Havel, Presidente della Repubblica Ceca, nel suo discorso tenuto a Filadelfia, USA, il 4 Luglio 1994, sottolineò l’unicità dell’individuo, i suoi diritti, la conoscenza individuale e l’abilità di trascendere, il rispetto degli individui verso il miracolo della vita, il miracolo del cosmo, della natura e della propria esistenza. Hàvel disse:

“L’unico cammino sicuro verso la coesistenza e l’unione in pace

e una collaborazione creativa nel mondo multiculturale di oggi

deve ancorarsi nei cuori e nelle menti umane molto più profondamente

che in qualsiasi opinione politica, antipatie o simpatie,

e precisamente nell’abilità umana di trascendere –

trascendenza quale mano comprensiva

offerta sia al nostro prossimo come pure allo straniero,

alla comunità umana, a tutti gli esseri viventi, alla natura e al cosmo;

trascendenza quale esigenza sperimentata profondamente e gioiosamente

verso l’armonia con tutto ciò che non siamo noi,

con quello che non comprendiamo,

che sembra essere distante nel tempo e nello spazio,

ma con cui noi siamo segretamente in contatto

perché ciò, assieme a noi, costruisce un mondo uno e unico.

Trascendenza quale unica reale alternativa alla non-esistenza.”

(Traduzione dell’autore dalla lingua ceca).

Ottimizzare la Vita Umana

Nelle ultime decadi o, piuttosto, persino negli ultimi anni, siamo stati testimoni di rapidi cambiamenti a livello mondiale che, molto velocemente, hanno dato luogo a tendenze positive verso la liberazione e la democratizzazione delle società. Al tempo stesso, tuttavia, stanno crescendo nuovi pericoli e nuove paure dovute alla filosofia e alla pratica di vari movimenti in crescita verso un nuovo totalitarismo e fondamentalismo. E’ perciò estremamente importante, in questo periodo di transizione filosofica, politica e sociale, promuovere la consapevolezza che le condizioni della vita umana vanno ottimizzate sin dall’inizio. Noi siamo convinti che soltanto un cambiamento nell’atteggiamento, nella filosofia di base e nella pratica riguardanti le condizioni prenatali della vita umana porteranno all’umanizzazione di quelle società verso la non-violenza, nonché verso il comune rispetto per la vita e la tolleranza per la libertà individuale e l’auto-realizzazione.

A meno che non si riesca a ottenere questi approcci mentali e sociali riguardanti il livello prenatale della vita, tutti i cambiamenti positivi nel mondo rimarranno alla superficie e ci sarà sempre il pericolo di minacce contro le necessità e i diritti umani basilari, contro i valori culturali e tradizionali e contro la civiltà e la libertà.

La visione ottimale che dobbiamo concretizzare è di una società che nutra un grande rispetto per la vita espresso da tutti gli individui, una società sana, in un mondo non violento.

Un Tempo per Nascere

Il titolo dell’11° Congresso ISPPM di Heidelberg, 1995, “Un tempo per nascere”, proposto dal precedente presidente dell’ISPPM, Rudi Klimek, posava l’accento non solo sulla libertà individuale della madre e del bambino di decidere quando è giunto il termine del travaglio quale risultato di quel dialogo creativo che essi hanno coltivato insieme durante la gravidanza, ma anche che è ora che la società maturi la nuova consapevolezza che i livelli prenatale e perinatale sono i più cruciali e decisivi per la vita umana. Consapevolezza che il nascituro è sempre una personalità, un partner psicologico e sociale per i propri genitori e che, tramite loro, la società nella sua totalità debba essere portata alla sua evoluzione.

E’ vero che la storia dell’umanità è anche la storia dei bambini, e che questa storia parte dall’inizio della vita, al più tardi nel momento del concepimento. C’è un cambiamento nella coscienza della società nei riguardi dell’importanza vitale degli eventi dal periodo prenatale e perinatale per la salute fisica, mentale e sociale dell’essere umano.

Si nota un aumento nella consapevolezza, nell’interesse e persino nella confusione sia nell’ambiente professionale, sia nell’ambiente politico in merito all’importanza e alla necessità di migliorare la vita prenatale, nonché tutte le circostanze che riguardano la nascita.

Studi di Psicostoria (Lloyd DeMause, Robert MacFarland, Alenka Puhar, ed al.) di Epidemiologia (Matejcek, Dytrych, Hau, et al.) e di Psicoterapia (Janus, i Turners, Hau, Caruso, Benedetti, et al.) hanno dimostrato chiaramente il risultato sull’individuo del fatto di essere amato, desiderato e rispettato da tutti, nonché la sua abilità e di far fronte ai propri problemi come pure ai problemi della società.

Se saremo capaci di assicurare che ogni bambino sarà amato e desiderato sin dall’inizio, che gli si darà rispetto e che tale rispetto per la vita sarà posto al punto più elevato sulla scala dei valori umani, migliorando al massimo i livelli prenatale e perinatale della vita senza frustrazioni delle esigenze di base, senza aggressioni e influenze psicotossiche, allora ne potrà risultare una società non-violenta.

Il modo in cui voi trattate il vostro bambino, sarà il modo in cui lui tratterà il mondo

Questo detto riguarda anche il bambino che deve nascere, verità che vale anche per quanto riguarda la prevenzione primaria.

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Tratto da un articolo pubblicato su International Journal of prenatal and perinatal psychology and medicine

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