IL BAMBINO COMPETENTE – IL CORDONE DIVENTA SIMBOLO.

Editoriale di D&D n. 89, di Verena Schmid. Giugno 2015

Continua un ampio dibattito attorno al tempo del taglio del cordone, che è stato portato fino dentro al governo da CoRDiN, la nuova associazione di genitori e operatori. Lo riprendiamo anche noi in questo numero, sia dal punto di vista pratico che politico, ma soprattutto simbolico. Il cordone diventa simbolo per una transizione diversa, per un diverso concetto del bambino, per la perdurante unione madre-bambino.
Un cambio di paradigma dunque, da una cultura separante, dove il bambino appena nato è visto come un essere separato, solo e indifeso, a una cultura di unione e di un bambino competente, ancora contenuto nella relazione con la madre, che sa mettersi a sua volta in relazione e procurarsi quanto ha bisogno.
La placenta e il cordone formano il principale sistema di adattamento del bambino intrauterino ed è previsto che funzionino come tale fino al completo adattamento extrauterino. Placenta e cordone sono quindi nella valigia del bambino che entra nel mondo, ma non solo, egli arriva con tutta una serie di competenze maturate in gravidanza che sa attivare sia da solo che in simbiosi con la sua mamma. Ce ne parla Silvia Garelli.
La fisiologia ci dice che il bambino rimane in unione biologica e relazionale più che mai dopo l’espulsione dall’utero.
Il cordone diventa simbolo anche di risorse, legame, rispetto, tempo e spazio, continuità che ottimizzano il primo adattamento e la costruzione di una relazione salda. Ce ne parlano Laura Castellarin e Anna Maria Rossetti.

copertina dd 89

L’attenzione alle competenze del bambino, l’incoraggiamento alle sue risorse significa salute, buona assistenza e sicurezza. Sicurezza, si potrebbe anche dire, è mettersi in relazione. Senza la conoscenza delle risorse e l’attenzione verso esse si rischia, anche involontariamente, di esercitare violenza sul neonato e sulla mamma.
Il bambino ha bisogno di spazio per poter attivare le sue competenze, uno spazio sia individuale, fisico che sociale, relazionale. Una parte importante di questo spazio sono le prime due ore, il tempo del cordone e della placenta, il tempo degli imprinting che mettono la base per lo stato di salute e amplificano le competenze innate del bambino. E’ il tempo dell’annidamento extrauterino. Un’altra parte importante è lo spazio sociale per mamma e bambino. I condizionamenti sociali hanno il potere di rafforzare o indebolire l’unione funzionale mamma-bambino. Ce ne parla Chiara Pizzi.
Inoltre, in questo numero troverete articoli che entrano in merito alla pratica ostetrica, al ruolo dell’ostetrica nella raccolta del sangue neonatale, un articolo con rivelazioni sconcertanti sulle banche del sangue cordonale, o meglio, neonatale di Elena Skoko, un approfondimento della fisiologia del Dott. Giovannini, che contribuisce a rimuovere alcuni miti medici come quella del posizionamento del bambino  a pari livello della placenta dopo la nascita e introduce nuovi concetti sulla fisiologia di passaggio.
È un numero ricco di strumenti teorici e pratici per migliorare la propria pratica e adeguarla a un nuovo standard di saperi che portano tutti verso un nuovo paradigma assistenziale, più rispettoso della fisiologia. Fornisce strumenti solidi per mettere in discussione pratiche routinarie ormai obsolete. Invita le ostetriche a percorrere nuove strade, se bene non ancora indagate a grandi numeri, già descritte e praticate ampiamente come per esempio l’attesa del taglio del cordone fino a secondamento avvenuto.
Buona lettura e buone riflessioni!

Advertisements