PROCESSI DI INVOLUZIONE IN PUERPERIO.

A. Rockenschaub, dal suo libro: Gebaeren ohne Aberglauben, Facultas, Vienna, 2001.Traduzione di Anna Nenci.

Tratto da D&D 39 Accompagnare il puerperio, dicembre 2002.

Caratteristiche principali

Dopo il parto, mentre le ghiandole mammarie crescono sviluppando a pieno le loro funzioni, le strutture che hanno accompagnato il progredire della gravidanza, ritornano tutte quante nella loro posizione iniziale. Le sostanze che vengono liberate dalla decomposizione del loro substrato costituiscono le materie prime e l’energia per la formazione del latte materno. Durante lo svezzamento poi, regrediscono anche le ghiandole mammarie.
Questi processi d’involuzione vengono ancora considerati processi passivi e più spesso come l’unica conseguenza dell’interruzione degli stimoli ormonali. Si tratta al contrario, di un processo attivo che viene profondamente influenzato, non solo dal sistema ormonale, ma anche da altri sistemi. Qui viene messo in rilievo solo uno degli innumerevoli fattori che hanno un ruolo attivo sia nell’involuzione che nella formazione dei tessuti e degli organi, il sistema mononucleare dei fagociti. (Tra di esso e il sistema ormonale ci sono inoltre una serie di strette connessioni). Sia la crescita che l’involuzione dell’utero e delle ghiandole mammarie mostrano nei loro tratti principali, interessanti paralleli. Nel tessuto gli istociti, che come cellule vaganti in stato di riposo si sono ancorati ai fagociti mononucleari, danno ora inizio all’involuzione di quelle strutture cellulari che prima essi stessi avevano contribuito a formare, mentre adesso si comportano da cellule smembranti.

Utero e vagina

Durante l’allattamento l’utero si contrae, spesso con un tale impeto che le sue contrazioni provocano dolore. In questo modo aumenta il riflusso sanguigno cosicché, sia le vene che le arterie della parete uterina si allargano per via della contrazione muscolare. Solo le parti dei vasi sanguigni al confine con l’endometrio vengono strozzati, in tal modo vengono impedite le emorragie nella cavità dell’utero e allo stesso tempo progredisce la rimozione del materiale liberato dal processo d’involuzione. Due settimane dopo il parto già il 90% della massa uterina è stata decomposta e riassorbita. A questo punto l’utero è già scomparso dietro la sinfisi.
Il processo d’involuzione dell’utero non si basa su un fenomeno che agisce su di esso, bensì è un processo che viene compiuto e completato dall’utero stesso. Il tutto ha inizio con una formazione di plicche, in cui le reti di fibre verticali si posizionano semplicemente in posizione trasversale. In questo modo la superficie dell’utero diminuisce sorprendentemente, mentre la sua parete s’ispessisce in più strati, senza che la circolazione sanguigna ne risenta in alcun modo. La materia quindi, viene eliminata non attraverso una degenerazione passiva, ma al contrario attraverso un’apoptosi attiva. L’idroscheletro dell’utero, che nel corso della gravidanza si è teso enormemente allargandosi e assottigliandosi, ritira adesso le sue reti completando l’involuzione.
Così pure nella vagina non si tratta di dilatazioni durante il parto, né di ristringimenti dopo il parto, ma si tratta piuttosto di srotolamenti e riavvolgimenti. E il cosiddetto striscio della lattazione, ovvero la particolare presenza di cellule squamose nella vagina al momento della lattazione, non è altro che l’espressione della massima apoptosi.

La parete dell’addome e il pavimento pelvico

A parte i genitali interni, al centro del progresso d’involuzione ci sono la parete addominale e il pavimento pelvico insieme all’epidermide che li riveste. Si tratta dell’involuzione e del rafforzamento dei tessuti di base, ovvero dell’involuzione del tessuto fasciale e muscolare sia dell’addome che del pavimento pelvico.
Anche qui il primo passo verso l’involuzione consiste nel fatto che le cellule del tessuto muscolare ancorate nei tessuti fasciali si contraggono comportando uno spostamento delle fibre fasciali. Questo passo può essere influenzato positivamente dalla ginnastica. Lo scopo della ginnastica è di mirare alla postura del corpo di modo che tenga il più possibile in tensione attiva sia l’addome che il pavimento pelvico; questo perché i tessuti di base riacquistano la loro piena elasticità e compattezza solo nel corso della sesta settimana.
Gli elementi fasciali, che danno la compattezza elastica sia alla parete addominale che a quella del pavimento pelvico, sono le fibre di collageno e le sostanze che si trovano tra di esse. Queste, in un dato ambiente, vengono addossate l’una all’altra oppure poste l’una distante dall’altra dai muscoli qui ancorati. La loro massima dilatazione dipende solo dalla loro lunghezza. A seconda della necessità, determinata dai tessuti fasciali, che la capienza della cavità addominale aumenti (gravidanza) oppure diminuisca (puerperio), le fibre si allungheranno nella prima fase e si accorceranno nella seconda. Per far sì che avvenga questa trasformazione, all’interno delle fibre devono essere formate e smembrate le molecole di collageno in maniera precisa ed armonica.
Questa trasformazione di tessuti fatti in gran parte dalle fibre di collageno dipende da una grande quantità di fattori che riguardano sia la costituzione del corpo che le sue condizioni fisiche. In questo processo svolgono un ruolo fondamentale l’enzima specifico collagenasi, che comporta la “fusione” delle fibre di collageno e la vitamina C, che invece impedisce lo “scioglimento” del collageno, come pure l’enzima ialuronidasi, che influisce sulla connessione tra le fibre di collageno e le sostanze di base. Complessivamente sappiamo comunque poco sui processi di trasformazione nei tessuti di base.

 

 

 

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