BARBIE, KEN E CICCIOBELLO.

Il modello consumistico della neofamiglia. Di Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale, www.psicologiaperinatale.it.

Articolo tratto da D&D 74 “NUOVI CONCETTI PER I CORSI PRE-NATALI”, settembre 2011.

Ci siamo: finalmente Barbie aspetta un bambino dal suo adorato Ken! Il sogno d’amore di questa coppia glamour si realizza e il test di gravidanza mostra due linee ben distinte (ovviamente rosa) che confermano quanto Barbie già immaginava..
Già la linea… non sia mai che il perfetto fisico di Barbie risenta della gravidanza! Per questo dopo aver dato la notizia in pasto ai media e festeggiato con Ken facendo shopping nei negozi premaman e in quelli di abitini all’ultima moda per neonati, Barbie si rivolge subito al proprio personal trainer per sapere come restare in forma durante l’attesa e come arrivare al parto senza avere muscoli e curve troppo appesantite. Ken dal canto suo, ha sentito parlare di una certa “sindrome della covata” secondo cui anche i padri ingrassano quando le loro compagne aspettano un bimbo perciò: orrore! Mica toccherà anche a lui! Meglio aumentare le sedute di palestra e comprare una bilancia ancora più precisa di quella che già avevano in casa, tanto servirà anche a Barbie per tenere sotto controllo il peso nei nove mesi.
Quindi, acquisti e forma fisica sono le prime preoccupazioni della coppia, così come accade a molti futuri genitori anche dalle nostre parti. Appena arrivata dal ginecologo per la prima visita (siamo già all’ottava settimana), Barbie chiede di poter fare subito un’ecografia per vedere la sua creatura e si assicura di poterne fare almeno una al mese, a colori e tridimensionale.
Le prime settimane di gravidanza trascorrono vagliando le offerte dei vari rotocalchi che, saputa la lieta notizia, fanno a gara per accaparrarsi l’esclusiva delle prime immagini del pancino che cresce…
A Barbie vengono inviate gratis a casa riviste specializzate che la introducono nel mondo degli articoli per mamme e neonati. “Mamma mia, quanti oggetti importanti devo avere assolutamente per dare alla mia creatura tutto ciò che servirà!” pensa Barbie, e facendo un rapido calcolo pensa alla cifra che servirà per gli acquisti. Circa 10 mila euro (1)… e meno male che alla fine un famoso negozio di articoli per bambini Prélevar, ha deciso di fornire a Barbie tutto il necessario in cambio di una sponsorizzazione. Barbie resta comunque stupita dalla presenza sulle riviste e nelle librerie di tantissimi metodi e pareri di illustri professionisti su come far dormire i neonati, su quanto allattarli (ma non sarà che allattare sciupa il seno?), sul tenerli in braccio. Nelle proprie rubriche, ognuno di questi esperti dice la sua e spesso contraddice ciò che è stato detto nella pagina precedente dello stesso giornale… “perché non c’è una linea comune? Cosa si studia nelle Università? Come orientarsi tra tanti pareri?” pensa Barbie fra sé e sé…
In effetti Barbie e Ken, via via che passa il tempo sono sempre più felici, ma anche confusi e allora accendono la TV in cerca di informazioni un po’ più coerenti. Hanno sentito parlare di una trasmissione molto nota, Sos tata, dove un’educatrice molto competente entra nelle case delle famiglie con bimbi piccoli e ristabilisce ordine e armonia dove ci siano problemi di sonno, di capricci, di bambini troppo dipendenti dai genitori. Vogliono proprio vedere quali sono le cose importanti da imparare ancora prima che nasca il loro bambino. La trasmissione li lascia un po’ perplessi e spaventati: davvero diventare genitori significa essere così sprovveduti? Davvero i bambini sono così prepotenti? Davvero abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni il mestiere di genitore? Davvero l’autonomia dei bambini necessita di loro pianti disperati e separazioni fisiche forzate tra adulti e bambini?
Non del tutto convinti, Barbie e Ken accendono il pc e fanno un giro in rete. Si imbattono in un sito che vende corsi per “impostare i neonati” e che propone tate a casa dalle 20 alle 8 di mattina che prendono i bambini a dormire con sé, così papà e mamma potranno riposare. Chiedono il prezzo di tali prestazioni ed è esorbitante! A questo punto Barbie e Ken pensano di essere davvero fortunati ad avere molti soldi e si domandano come facciano i genitori che non hanno tali possibilità economiche.
Il tempo passa e siamo giunti ormai all’ottavo mese di gravidanza. Barbie è in forma smagliante (come potrebbe essere altrimenti?) anche se la paura del parto e del dolore che inevitabilmente proverà, comincia a farsi sentire. Ha sentito dire che esiste il parto indolore, che partorire è un po’ come andare in un negozio e acquistare il “pacchetto che meglio fa per sé”. Pensandoci bene, per lei la priorità è ovviamente la salute sua e del bimbo (è un maschio!!!!) ma anche non soffrire inutilmente e non vedere comparire sul proprio viso rughe indelebili dovute allo sforzo del travaglio. In effetti, informandosi Barbie capisce che, come al solito, è soltanto una questione economica. Si reca in una clinica privata, dove al banco informazioni le consegnano un foglio diviso in tre colonne. La prima colonna riguarda il parto spontaneo senza anestesia, la seconda il parto spontaneo con anestesia e la terza il cesareo. In ogni colonna costi e medici da contattare, oltre alla sistemazione da scegliere per la degenza: si può scegliere tutto! Perfino il colore delle lenzuola! Stupendo, ora la paura svanisce… basta scegliere e per fortuna poter pagare!
Alla fine Barbie sceglie per il cesareo programmato dopo che ha avuto rassicurazioni sul fatto che la cicatrice sarà quasi invisibile. In fondo, tutto sarà così molto più gestibile anche per i giornalisti che si assieperanno sotto la clinica in attesa dello scoop. Meglio poi partorire di mattina cosicché Ken non debba rinunciare alla seduta pomeridiana di palestra né alla partita serale di calcetto. Arriva il grande giorno e le cose non vanno proprio come Barbie sperava. Il cesareo non è una passeggiata, sempre di un’operazione chirurgica si tratta, e tornata in camera i dolori si fanno sentire eccome. In attesa di sapere se sarà una di quelle mamme fortunate che hanno il latte, Barbie chiede all’infermiera di dare un bel biberon di latte artificiale al suo bellissimo Cicciobello (questo il soprannome che subito è stato dato al bimbo)!
In realtà, il loro magnifico bambino non somiglia molto a Cicciobello: si sveglia di notte molte volte, preferisce ciucciare il seno piuttosto che il biberon, non vuole il ciuccio, non vuole stare in carrozzina e si calma solo col contatto fisico. Barbie sente dentro di sé di volerlo tenere sempre vicino, ma tutti quegli articoli che ha letto e le trasmissioni televisive che ha visto la condizionano molto, non riesce a dar credito al proprio istinto per paura di sbagliare e di far diventare il suo bambino viziato.
Con la ferita dolorante, il seno turgido di latte (perché il latte è arrivato eccome!) e un po’ di confusione in testa, Barbie torna a casa pronta per l’assalto dei fotografi: e ora chi la aiuterà con il bimbo? Ken non può certo rinunciare alla palestra, Skipper ha la lezione di acquagym, le altre amiche non hanno figli, devono andare a fare shopping e al centro estetico e Barbie si vergogna un po’ di renderle partecipi del suo stato “confusionale”: avrebbe voglia di essere accudita tanto quanto lei sente di dover accudire suo figlio!
All’improvviso le capita un libro sottomano di cui legge le seguenti righe: “la televisione sta operando una vera trasformazione antropologica della nostra specie: da Homo sapiens, caratterizzato dalla capacità di creare e comprendere concetti astratti, a Homo videns capace solo di conoscenza percettiva e dunque individuo infinitamente più povero. L’immagine non dà, di per sé, quasi nessuna intelligibilità. L’immagine deve essere spiegata; e la spiegazione che ne viene data sul video è costitutivamente insufficiente.” (2)
Leggere queste righe fu per lei come sentire suonare un campanello nella testa, quanto tempo perso dietro al look, all’apparenza, all’immagine!
Capisce immediatamente come fanno i genitori comuni: semplicemente ascoltano se stessi ed i propri figli, cercando di decifrare i loro messaggi, stanno il più possibile tutti insieme, hanno fiducia nelle competenze reciproche e si rivolgono agli esperti soltanto quando è realmente necessario. Da quel momento Barbie non è più la stessa: prende suo figlio fra le braccia, smette di leggere e guardare la tv in cerca di risposte e ascolta soltanto il suo cuore perso d’amore dentro gli occhi della sua creatura.

NOTE
1 – Vedi il comunicato stampa del 16 marzo 2011 della Federconsumatori al link: http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20110316153708&t=news
2 – Giovanni Sartori, Homo videns, Laterza, Roma-Bari 199

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