INTEGRITA’ VIOLATA

Articolo tratto da D&D N. 67  ” LACERAZIONI E SUTURE ” Dicembre 2009.

Di ALESSANDRA BORTOLOTTI, Psicologa perinatale. www.psicologiaperinatale.it

 

Nell’ immaginario collettivo, il parto è visto come un evento molto doloroso, rischioso, quasi una condanna dalla quale difendersi perché non si sa come se ne uscirà!
Oltre ai rischi per la salute c’è il rischio di “spaccarsi tutta” o il rischio del “taglietto” di routine piuttosto che rischiare una lacerazione spontanea. C’è il rischio che la donna venga considerata principalmente come un corpo che produce un bambino, tanto quanto un qualsiasi dispositivo a cui bisogna allargare alla meno peggio l’apertura per farne uscire il prodotto finale velocemente e senza danni…
Per fortuna le cose non stanno proprio così. La fisiologia come sempre, ci aiuta a capire i paradossi della cultura a cui apparteniamo.
Partorire è l’atto finale di un progetto creativo che culmina nell’aprire il proprio corpo e la propria mente verso il dare la luce alla nuova vita che si dona al mondo.
Il significato di questa apertura ha un valore molto importante sia per la donna che per il bambino. La mentalità medica, spesso, non considera il profondo legame che c’è tra la mente e il corpo delle partorienti e di fatto contribuisce a rendere patologiche situazioni che non lo sono affatto. Nel parto, questo mentalità riflette l’idea che una volta nato il bambino senza traumi e suturata la donna, il dovere del medico sia compiuto; insomma il classico: “è andato tutto bene, solo qualche punto, ma stanno tutti e due bene”.
Mi ricordo di una volta, qualche anno fa, in cui mi affacciai, da tirocinante psicologa, in sala parto e mi fu detto da un medico: “Che ci fai te qui? I punti non li puoi dare…!
Come a dire che senza punti non si esce dalla sala parto e al di là dei punti non c’è altro da fare!

”Partorire è l’atto finale di un progetto creativo
che culmina nell’ aprire il proprio corpo
e la propria mente
verso il dare la luce alla nuova vita
che si dona al mondo”

Come si può aiutare una donna a restare integra nel corpo e nell’ anima, non nonostante il parto ma anche grazie al parto?
Partorire significa, lasciarsi andare, aprirsi all’ ignoto e fidarsi delle proprie sensazioni e del proprio corpo che si rivela in tutta la sua potenza e novità. Ciò che interferisce con il percepire queste sensazioni, impedisce alla donna di sentirsi protagonista assoluta della scena del parto e sposta la competenza che la natura le ha consegnato, verso la delega al personale sanitario.
Inoltre, il parto rappresenta una scambio di comunicazione molto importante fra madre e bambino poiché con lo stare insieme nel travaglio, si compie la danza di movimenti e adattamenti che portano la donna ad assumere le posizioni che facilitano la discesa del feto e riducono l’intensità del dolore.

Essere genitori è un atto di apertura e flessibilità, che già attraverso il parto, rappresenta anche un atto di rafforzamento dell’identità genitoriale e di coppia.
L’arte ostetrica ci insegna che se una donna è opportunamente accompagnata e incoraggiata, il ricorso all’episiotomia è basso, ma ci vuole rispetto dei tempi e delle modalità individuali in cui si svolge il parto.

Ma quali sono i vissuti delle donne e le conseguenze psicologiche a lungo termine di una episiotomia, magari evitabile?
Nel dopo parto, avrà da fare i conti con i punti di sutura e con una certa difficoltà nei movimenti. Nei mesi e negli anni a seguire, quando le luci della ribalta per il nuovo arrivo si sono affievolite, cosa resta alla donna, il cui corpo non è stato rispettato?
Prima di tutto il fatto di non avercela fatta fino in fondo da sola, poi spesso, ne deriva condizionata la sessualità sia a breve che a lungo termine. Inoltre, c’è la possibilità che il bambino venga visto come un piccolo “tiranno” che fa soffrire e che “rompe” la mamma per nascere, creando fin dal parto, un circolo vizioso di mancanza di comunicazione fra madre e bambino, molto pericoloso per l’instaurarsi di una sana relazione fra loro.
Desidero far riflettere coloro che devono prendere questa decisione, invitandoli a pensare anche al fatto che quella cicatrice accompagnerà la donna per tutta la vita, sia psicologicamente che fisicamente, spesso la sentirà al tatto e collegherà la nascita del suo bimbo, alla guarigione della ferita.
E’ mia profonda convinzione che la promozione della salute della donna e la prevenzione dei disagi emotivi post-parto, dipendano molto più di quello che i medici pensano, dalle modalità di assistenza perinatali e perciò penso che non si affermi mai a sufficienza quanto le donne debbano essere rispettate nella loro integrità, nella loro individualità e nei loro vissuti, quando mettono al mondo una nuova vita.
Se una donna esce dal parto rafforzata, è il miglior modo per compiere con la sua creatura i primi passi lungo il tortuoso cammino dell’essere genitore.

Acquista il numero 67 di D&D dal nostro shop cliccando QUI

Advertisements