SOTTOSOPRA – DOVE C’E’ MOVIMENTO C’E’ SALUTE.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 92 di D&D I RISCHI DELLA POSIZIONE SUPINA.

A 30 anni dalle raccomandazioni dell’OMS del 1985, che già allora raccomandavano le libere posizioni durante il travaglio e il parto, basandosi su delle evidenze scientifiche dell’epoca che davano per rischioso la posizione supina e litotomica, questa procedura di assistenza è ancora in uso nella maggioranza degli ospedali italiani ed è parte integrante di un modello medico rituale, diffuso a livello mondiale, opposto a un modello medico scientifico, che ancora stenta ad affermarsi.

E’ importante che l’ostetrica, tutrice e promotrice della fisiologia, si renda conto che quando invita una donna a distendersi sul lettino sulla schiena opera un effetto nocebo e mette a rischio il benessere di quella donna e quel bambino. Quindi agisce in modo non professionale. Anche se è costretta, l’azione rimane non professionale (codice etico internazionale).

dd92

Una studentessa ostetrica però, che viene formata nel modello scientifico e apprende la pratica in un modello medico rituale, difficilmente ha l’occasione di apprendere l’assistenza fisiologica al parto a donne in libero movimento e nelle posizioni più varie e ancora più difficilmente questa opportunità capita a uno studente medico o specializzando. Questo crea una grande insicurezza rispetto a una donna che si muove.

Nel parto extraospedaliero invece il libero movimento è largamente incoraggiato ed è diventato velocemente parte integrante dell’assistenza e del processo fisiologico. E così si sono create delle esperienze che fanno cultura. Oggi esistono tantissime immagini, filmati e testimonianze di donne che partoriscono in movimento. In molti corsi di preparazione al parto le libere posizioni vengono proposte e sperimentate. Addirittura la proposta dell’epidurale contiene l’offerta del movimento e diventa quasi un obiettivo dell’epidurale permettere alle donne, NONOSTANTE, di potersi muovere nel parto. Lentamente sta dunque entrando nell’immaginario collettivo e dunque nella cultura. Solo nel parto “normale” la donna rimane costretta a una posizione coercitiva e nociva.

La domanda ovvia che pongono le donne quando apprendono di questa modalità e dei suoi numerosi vantaggi: ma se è così efficace, perché non si fa?

In questo numero, attraverso la voce di autorevoli autrici, ripercorriamo le onde storiche che hanno preso influenza sulle modalità del parto, anche con un’umoristica proiezione verso un futuro probabile. In un’inchiesta agli operatori poniamo la domanda di cui sopra. Spieghiamo ancora una volta in modo approfondito perché è così rischiosa la procedura della posizione litotomica per la donna e il bambino. Ma soprattutto portiamo evidenze scientifiche e fisiologiche aggiornatissime a sostegno del libero movimento anche, anzi a maggior ragione, nei parti a rischio. Al centro del giornale troverete un manifesto a colori che illustra tutte le posizioni immaginabili e possibili per dare alle donne un’idea della ampia variabilità.

Infine poniamo la domanda: l’informazione, la scelta sulla posizione litotomica o libera nel parto, per creare salute e prevenire le distocie è un sapere di casta o è cultura e deve quindi essere condiviso ai massimi livelli?

Se torniamo indietro con lo sguardo di trent’anni, la risposta è chiara: o diventa cultura o rimaniamo imprigionate in una procedura iatrogena e umiliante per la donna, che potremmo aggiungere alla violenza ostetrica.

Perché poi si torna sempre al solito punto: chi è al centro dell’esperienza del partorire?

La donna è nella sua forza solo se ha i piedi per terra. La terra le dà la spinta per il movimento. Dal movimento nasce salute e nasce il bambino.

Verena Schmid

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