LA FISIOLOGIA PERDUTA.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 97 di D&D LE SITUAZIONI LIMITE IN GRAVIDANZA.

Nei quasi 40 anni della mia professione ho potuto osservare che le gravidanze, i parti semplici, sani, normali sono diventati sempre più rari. Lo osservano anche molte ostetriche che lavorano con la “fisiologia”. E allora, cos’è cambiato?

C’è meno salute di base? Le donne non sono più capaci? C’è una marcatura epigenetica negativa? C’è una sovradiagnosi di patologia? Oppure lo stile di vita è inadeguato?

Indubbiamente la salute delle giovani donne oggi è peggiore, non tanto nel senso di presenza di malattie, ma in termini di reattività, resistenza immunitaria, microbioma, tolleranza agli stressori, problemi alimentari. L’ambiente inquinato e gli inquinanti presenti nel cibo e un po’ ovunque non aiutano. Le risorse sono ridotte. Molte di queste donne sono nate da parto medicato, con ormoni sintetici. Molte vivono una vita sociale intensa, lineare, che non permette cedimenti alle “crisi” ormonali. La natura biologica della donna è ciclica, gli ormoni della fertilità e della gravidanza vengono sincronizzati dall’ambiente e dai ritmi di vita. Se il pendolo va a favore degli ormoni dello stress, gli altri ne soffrono.

dd97Ma un problema sempre più grande, a mio avviso, è la progressiva medicalizzazione e patologizzazione della gravidanza e del parto, basata sull’ignoranza dei processi fisiologici. Tutto il sistema dell’ostetricia medica poggia su fondamenta errate. Il riferimento della normalità è il corpo maschile, l’approccio alla gravidanza è la ricerca di possibili patologie – infatti oggi già non si fa più diagnosi di patologia, ma diagnosi di ipotetica patologia. La lettura dei fenomeni clinici si basa sulla patofisiologia. Non può quindi comprendere e interpretare nel modo giusto le dinamiche paradossali che il corpo della donna produce per poter lasciar passare un bambino attraverso di sé. Non prende in considerazioni le forti risorse che si attivano in bambino e donna per spingere la vita verso il successo, non prende in considerazione la forza vitale. La donna stessa, portatrice delle risorse, viene messa da parte nel processo assistenziale. Una volta espressa una diagnosi negativa, ipotetica o reale, la donna entra in un circuito di stress- paura –tensione e la disfunzione è assicurata.

Per alcuni aspetti, la donna è nella possibilità di apportare dei cambiamenti positivi, magari sostenuta e guidata da un’ostetrica salutofisiologica, per altri aspetti no, li subisce per forza. Può essere già vittima inconsapevole di un ambiente rovinato, o portatrice di imprinting negativi, anche se tutto si può trasformare nella vita, ma a volte queste trasformazioni richiedono un lavoro intenso.

La medicina ostetrica separa. Prevede dei percorsi diversi per donne “sane” e donne con situazioni limite o “sintomi”. L’ostetrica si può occupare delle prime, il medico delle seconde. Con le sovradiagnosi di patologie, l’ostetrica dovrebbe abbandonare un grande numero di donne.

In questo numero di D&D, non solo vogliamo sostenere che una donna è una donna, con dei bisogni specifici, in una dinamica personale che può variare di fase in fase, può sviluppare sintomi, ma funzionare bene, oppure avere bisogno di attingere anche alle risorse mediche. Qualsiasi sia il suo bisogno, l’ostetrica la può e deve seguire con continuità, integrando la sua assistenza eventualmente con quella medica. Ma portiamo anche degli esempi che dimostrano, come una donna con dei “sintomi”, che noi chiamiamo segni di attenzione, esclusa dai “percorsi di fisiologia” (pensate come può pesare la parola “esclusione”) attivando in lei motivazione e risorse, possa partorire normalmente e seguire un percorso personale che esula da valutazioni di merito.

Negli approfondimenti vi aspetta lo streptococco beta-emolitico, guardato con la lente della salutofisiologia. Buona lettura!

Advertisements