Dalla paralisi, alla reazione, all’azione

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 105 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

Le prime sensazioni mie (di malessere), quando mi sono immersa nel tema della violenza ostetrica (VO), le descrivo nel primo articolo di questo D&D: memorie di paralisi, reazione e infine azione.

Poi, procedendo con la composizione del giornale, le sensazioni sono migliorate. L’alchimia di D&D e delle sue autrici e autori ha ancora una volta messo in luce le infinite risorse che mettiamo in atto, quando viviamo situazioni difficili, di sofferenza.

E’ emersa una visione diversa: un’iniziale vasta panoramica del fenomeno della VO ci porta oltre i confini di costrutti mentali e dei confini geografici, verso una visione mondiale, con uno sguardo plurale. Continua a leggere

Il piacere è…femminile?

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 104 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

La natura ci deve pur premiare per il grande sforzo che sosteniamo nel far passare la vita attraverso di noi. E così ci ha regalato il piacere e insieme un organo solo ad esso deputato, la clitoride, che scopriremo in questo numero come “un’amazzone alata”. Addomesticato per secoli, ora il piacere femminile riemerge nella sua vera natura: irriverente, provocatoria e provocante, ludica, stuzzicante, leggera e allo stesso tempo nel suo essere profondo, interno, sacro e spirituale. È dotato di una forza rivoluzionaria, sovversiva rispetto alle leggi del patriarcato, portatrice dell’energia vitale, della forza della vita stessa. Crea individui forti. Nella legge della polarità la leggerezza estrema del piacere femminile è specchio della profondità del partorire ed è veicolo verso una dimensione spirituale che può nascere da entrambi i poli. Così come la nostra vagina è porta tra i mondi e traghetta esseri da un mondo a un altro, il piacere sessuale e sensuale ci dà accesso ai mondi immateriali, portandoci verso la trance, con la possibilità di raggiungere l’estasi, la beatitudine. Tutto ciò è finalizzato alla vita, al suo persistere, al mantenere il legame con la terra, con l’universo, con le sue leggi e con la dimensione dell’anima. La nuova consapevolezza della sua forza, che ha radici antiche, emerge con chiarezza dalle autrici degli articoli di questo D&D. E fin qui ci siamo. Poi è arrivato il patriarcato. Continua a leggere

Il perineo nell’immaginario

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 103 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

Quando ci siamo immerse nel tema del recupero perineale dopo il parto, ci siamo rese conto che esistono degli immaginari opposti del perineo: da una parte quasi un vuoto, il perineo rimane un organo sconosciuto, tabuizzato, emarginato, trascurato, marginale e soprattutto “sfasciato” dopo il parto, dall’altra parte esiste un ricco immaginario femminile sul perineo che va ben al di la’ di quello anatomico funzionale e trasmette forza, amore e creatività. Negli articoli di questo numero emergono ambedue questi aspetti, creando un forte richiamo, per l’ostetrica, a prendersene cura in un nuovo modo, trasformando i vecchi modelli in nuova comprensione, anche partendo da se stesse.

Le immagini che illustrano la rivista sono nate all’interno di un corso di formazione SEAO per ostetriche.

Una grande domanda ci poniamo in questo D&D: come succede che situazioni inaccettabili a livello individuale vengono “naturalizzate” e accettate come normalità?

Come può essere percepito come normale che il perineo femminile possa essere tagliato durante il parto, recidendo il nervo pudendo e le ghiandole del Bartolini, tanto importanti per la sensibilità sessuale di una donna?

Che il perineo di una donna dopo il parto sia debole, incapace di contenere i visceri e svolgere le sue normali funzioni di evacuazione e contenimento? Le sue normali funzioni sessuali di accoglienza, contrazione e eiezione?

Che un parto traumatico sia un prezzo da pagare per avere il figlio?

Che le modalità di assistenza al parto non rispettino l’integrità presente e futura del perineo femminile, obbligando la donna alla posizione supina sfavorevole e dannosa per lei e il bimbo nascente, accelerando le dinamiche del parto che richiedono tempo?

Che non ci sia una cura e un’accurata verifica del recupero della forza perineale dopo il parto, base per la salute femminile?

Che il rapporto sessuale per una donna debba essere doloroso e il dolore sia il prezzo per dare piacere all’uomo? Che lei debba rinunciare al suo piacere?

Senzanome

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Il senso di sicurezza

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 102 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

Mister Bonding (o Missis Bonding) si ripresenta in questo numero di D&D. Ancora una volta. Ci ha provato ancora e ancora. Sotto varie spoglie. E’ un clandestino naturalizzato. S’infiltra sempre e impone la sua presenza anche quando lo ignoriamo, quando lo cacciamo, quando lo mettiamo a disagio.

Senza di lui (o di lei) l’umanità sarebbe persa, i bambini non potrebbero sopravvivere. Tesse quel nastro emozionale che ci lega l’uno all’altro. Essendo l’essere umano un essere sociale e il cervello in eustress un organo finalizzato alla socializzazione e condivisione, senza il bonding la stessa finalità dell’umanità si annulla e il suo destino naturale si stravolge.

Nell’attuale condizione della nascita e degli stili di vita, dove troppo spesso, fin dalla vita prenatale, il nostro cervello vive una condizione di frequente distress, Mister Bonding fatica e l’essere umano sviluppa maggiormente comportamenti aggressivo/difensivi. In altre parole, al posto della fisiologica reazione “tend and befriend” in risposta agli stressori normali della vita, che favorisce la produzione di ossitocina e prolattina (gli aiutanti di Mister Bonding), si afferma l’adrenalinica risposta “atttacco o fuga”, che nel bambino piccolo si esprime in comportamenti iper- o ipotonici, rischiosi entrambi per la salute.l'immagine contiene una donna incinta e una donna con bambino Continua a leggere

La sostenibilità è femminile?

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 101 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

La donna per NATURA, dato che è portatrice potenziale di futuro, sviluppa uno sguardo generazionale a lungo termine. Si preoccupa del nutrimento, delle risorse, dello sviluppo emozionale e sociale dei suoi figli, reali e potenziali, e dei figli dei figli.

In un qualche modo rimane “utero” per loro anche quando crescono e si allontanano da lei, con una tendenza protettiva e nutriente che si rivolge anche al mondo in cui vivono. In questo si distingue dall’uomo, più proiettato sulle necessità del momento ed eventualmente sulla realizzazione sociale propria e dei propri figli.

L’eccesso di maschile nel nostro mondo ha sfruttato all’estremo le risorse del pianeta, soddisfacendo i bisogni del momento e fomentando un’aggressività, priva del principio femminile, che sfocia in guerre distruttive continue, fino a minacciare la nostra stessa sussistenza.

Al momento in cui scrivo ci troviamo in una campagna elettorale che esprime questa tendenza eccessiva e in cui mancano totalmente i temi della sostenibilità, a tutti i suoi livelli: ambientale, medica, relazionale, economica, politica.copertina light 101

Dice Wilhelm Reich:

“I bambini del futuro dovranno aggiustare il disastro di questo ventesimo secolo. La civilizzazione inizierà quando il benessere dei neonati prevarrà su ogni altra considerazione”

Anche il modello medico convenzionale fatica ad assumere un’ottica di sostenibilità, forse proprio perché questo concetto appartiene a un paradigma femminile. Non si preoccupa della qualità della vita di chi nasce e della trasmissione di fattori positivi o negativi alle future generazioni di genitori. Ignora la sostenibilità emozionale, relazionale, ambientale nelle cure della maternità.

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La narrativa come fonte di sapere

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 100 di D&D 100 – Da oltre 25 anni insieme.

In questo numero 100 di D&D abbiamo deciso di dare spazio alla narrazione delle ostetriche e di chi sta vicino alle donne. Il raccontare è una pratica sociale e discorsiva che esprime un proprio sapere. Tale pratica per secoli è stata l’unica fonte di trasmissione del sapere. Lo storytelling o la narrativa oggi ha nuovamente assunto valore di indagine scientifica, in quanto le storie narrate contengono il sapere personale e sociale. Dice Albert Einstein: la scienza non è altro che un affinamento del pensiero quotidiano, cosa che succede proprio nel raccontare. Il racconto mette a fuoco pensieri, intuizioni e emozioni, dando loro forma espressiva.

Nella ricerca qualitativa la narrativa è diventata un metodo, in quanto modalità di rilievo per le variabili personali e sociali (di contesto). Secondo la sociologa Rita Bichi

le narrazioni sono uno strumento potente: hanno la funzione di organizzare il mondo dal punto di vista del soggetto che narra, fornendo connessioni e schemi di interpretazione, che sono un modo per riaffermare e costruire in modo narrativo la propria identità all’interno di una storia che la contestualizzi (Bichi 2000).

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Lascia che accada…

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 99 di D&D LOTUS BIRTH.

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Fredérik Leboyer spesso nelle sue poesie ha invitato a questa sorta di passività rispettosa, ricettiva, di abbandono al flusso della natura e di apertura verso quello che accade.

E’ stato lui promotore del rispetto del cordone integro, ben 43 anni fa.

Quanto tempo per permettere che una cosa accada! Che il bambino nasca, che si adatti all’enorme cambiamento che vive, che trovi sua madre, che la placenta finisca il suo ciclo, che il latte scorra.

Quante resistenze a un processo naturale, pieno di risorse, di cui i vantaggi sono molto superiori a eventuali svantaggi, ancora non dimostrati. Mentre gli svantaggi del taglio precoce del cordone sono ben noti.

La nascita Lotus ha portato alla luce un trauma generazionale inconscio e si è proposto come riparazione e guarigione. Molte mamme, molti genitori hanno intuitivamente accolto questa modalità di nascita, non solo per il rispetto del bambino che nasce, ma anche per sanare una ferita profonda e inconscia dentro di sé, quella della separazione, della non accoglienza.

DD99

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Marte e Venere.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 98 di D&D MATERNITA’ IN CONFLITTO.

Io che ho lavorato per una vita nel modello femminile dell’assistenza, che ho visto partorire sempre le donne nella loro forza, anche quando avevano bisogno di assistenza medica, anche quando venivano offese, che ho visto nascere bambini in pieno possesso delle loro risorse, svegli, pronti alla relazione, che ho visto padri partecipi e co-protagonisti della nascita accogliere i loro figli, vengo da Venere, un pianeta della nascita, abitato da donne e uomini, dove domina il femminile, il rame, la morbidezza e la forza, l’integrità. Quando guardo al modello della nascita istituzionale, dove la donna non c’è, il bambino è oggetto separato dalla madre e proprietà sociale, dove i padri sono ammutoliti e i neonati intontiti, mi rendo conto di essere su un altro pianeta della nascita: Marte, abitato da donne e uomini, dove domina il maschile, il ferro, la durezza e la debolezza, la ferita. Venere (nelle immagini) e Marte (nei testi) attraversano questo numero del nostro giornale. Il pianeta Terra chiede di integrare aspetti sia di Venere che di Marte. Con la buona volontà si riuscirebbe anche, ma quando manca questa volontà, quando soccombe il femminile proprio nell’atto più femminile che esista, crescere e dare la vita?d&d 98

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LA FISIOLOGIA PERDUTA.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 97 di D&D LE SITUAZIONI LIMITE IN GRAVIDANZA.

Nei quasi 40 anni della mia professione ho potuto osservare che le gravidanze, i parti semplici, sani, normali sono diventati sempre più rari. Lo osservano anche molte ostetriche che lavorano con la “fisiologia”. E allora, cos’è cambiato?

C’è meno salute di base? Le donne non sono più capaci? C’è una marcatura epigenetica negativa? C’è una sovradiagnosi di patologia? Oppure lo stile di vita è inadeguato?

Indubbiamente la salute delle giovani donne oggi è peggiore, non tanto nel senso di presenza di malattie, ma in termini di reattività, resistenza immunitaria, microbioma, tolleranza agli stressori, problemi alimentari. L’ambiente inquinato e gli inquinanti presenti nel cibo e un po’ ovunque non aiutano. Le risorse sono ridotte. Molte di queste donne sono nate da parto medicato, con ormoni sintetici. Molte vivono una vita sociale intensa, lineare, che non permette cedimenti alle “crisi” ormonali. La natura biologica della donna è ciclica, gli ormoni della fertilità e della gravidanza vengono sincronizzati dall’ambiente e dai ritmi di vita. Se il pendolo va a favore degli ormoni dello stress, gli altri ne soffrono.

dd97Ma un problema sempre più grande, a mio avviso, è la progressiva medicalizzazione e patologizzazione della gravidanza e del parto, basata sull’ignoranza dei processi fisiologici. Tutto il sistema dell’ostetricia medica poggia su fondamenta errate. Il riferimento della normalità è il corpo maschile, l’approccio alla gravidanza è la ricerca di possibili patologie – infatti oggi già non si fa più diagnosi di patologia, ma diagnosi di ipotetica patologia. La lettura dei fenomeni clinici si basa sulla patofisiologia. Non può quindi comprendere e interpretare nel modo giusto le dinamiche paradossali che il corpo della donna produce per poter lasciar passare un bambino attraverso di sé. Non prende in considerazioni le forti risorse che si attivano in bambino e donna per spingere la vita verso il successo, non prende in considerazione la forza vitale. La donna stessa, portatrice delle risorse, viene messa da parte nel processo assistenziale. Una volta espressa una diagnosi negativa, ipotetica o reale, la donna entra in un circuito di stress- paura –tensione e la disfunzione è assicurata.

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OMBRE SULLA MADRE.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 95-96 di D&D, IL PUERPERIO IN OMBRA.

Il puerperio ormai è seguito quasi ovunque solo nei primi due giorni, i giorni del ricovero.

Dopo, referente per la famiglia è il pediatra, che si occupa però per lo più del bambino, spesso in antagonismo con la madre. La donna, con i suoi bisogni, scompare nell’ombra.

In questo numero doppio vogliamo accendere i riflettori su di LEI: colei che dona, accoglie, nutre la vita, colei che continua ad essere ancora “utero” per il bambino nato. Vogliamo illuminare i suoi bisogni, la sua condizione, le sue opportunità, la sua libertà nello scolpire la sua maternità a propria misura.

I bisogni materni non trovano molte sponde.

Chi si occupa del dolore in puerperio? Un interessante articolo negli approfondimenti, di Michele Amoruso, medico anestesista, ci parla delle possibilità analgesiche e di come proteggere l’allattamento anche in caso di necessità di anestesia o di uso di farmaci.

Chi si preoccupa del dolore da cicatrice e degli esiti a medio e lungo termine? Abbiamo dedicato ampio spazio a questo tema così attuale. Ce ne parla Anna Maria Rossetti.

Chi si preoccupa del maternage della madre? L’esaurimento non è obbligatorio, una buona cura della madre lo può prevenire, proponiamo qui tanti modi. Non solo, ma spesso la depressione post parto è mal diagnosticata, i suoi sintomi potrebbero essere spesso dati dalla mancanza di cure adeguate. Ce ne parla, tra diverse altre autrici, Gabriella Bianco.

Innanzitutto il corpo della donna che è stato attraversato da un bambino, deve guarire, ha dei bisogni di guarigione, involuzione, evoluzione, la sua persona deve “digerire” l’evento nascita.

Essere madre in una società patriarcale porta le donne stesse a non dare peso, valore a questi loro bisogni di donna, di madre, Rossella Minocchi approfondisce questa condizione.minidd95-96

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