Il senso di sicurezza

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 102 di D&D, il giornale delle Ostetriche.

Mister Bonding (o Missis Bonding) si ripresenta in questo numero di D&D. Ancora una volta. Ci ha provato ancora e ancora. Sotto varie spoglie. E’ un clandestino naturalizzato. S’infiltra sempre e impone la sua presenza anche quando lo ignoriamo, quando lo cacciamo, quando lo mettiamo a disagio.

Senza di lui (o di lei) l’umanità sarebbe persa, i bambini non potrebbero sopravvivere. Tesse quel nastro emozionale che ci lega l’uno all’altro. Essendo l’essere umano un essere sociale e il cervello in eustress un organo finalizzato alla socializzazione e condivisione, senza il bonding la stessa finalità dell’umanità si annulla e il suo destino naturale si stravolge.

Nell’attuale condizione della nascita e degli stili di vita, dove troppo spesso, fin dalla vita prenatale, il nostro cervello vive una condizione di frequente distress, Mister Bonding fatica e l’essere umano sviluppa maggiormente comportamenti aggressivo/difensivi. In altre parole, al posto della fisiologica reazione “tend and befriend” in risposta agli stressori normali della vita, che favorisce la produzione di ossitocina e prolattina (gli aiutanti di Mister Bonding), si afferma l’adrenalinica risposta “atttacco o fuga”, che nel bambino piccolo si esprime in comportamenti iper- o ipotonici, rischiosi entrambi per la salute.l'immagine contiene una donna incinta e una donna con bambino Continua a leggere

LE RADICI DELL’INDIVIDUO –

 La Nuova Scienza Interdisciplinare nel Mondo che Cambia. Di P.G.Fedor Freyberg , Stoccolma.

Tratto da D&D 40/41 L’imprinting dell’amore, maggio giugno 2003.

Se saremo capaci di assicurare che ogni bambino sarà amato e desiderato sin dall’inizio, che gli si darà rispetto e che tale rispetto per la vita sarà posto al punto più elevato sulla scala dei valori umani, migliorando al massimo i livelli prenatale e perinatale della vita senza frustrazioni delle esigenze di base, senza aggressioni e influenze psicotossiche, allora ne potrà risultare una società non-violenta.

IL MODO IN CUI VOI TRATTATE IL VOSTRO BAMBINO, SARÀ IL MODO IN CUI LUI TRATTERÀ IL MONDO

Termini chiave: Prevenzione primaria, salute, continuità, accudimento prenatale, psicologia prenatale, gravidanza, gravidanza a rischio, processo di apprendimento, bonding, empatia, psiconeuroendocrinologia.

Abstract: Il periodo prenatale della vita rappresenta un’opportunità unica per prevenire disordini psicologici, emozionali e fisici per il resto dell’esistenza. In tale periodo è possibile sviluppare anche processi di prevenzione per ridurre le nascite pretermine e per evitare stati patologici e mortalità infantile. Per comprendere l’enorme potenziale del processo prenatale e del suo impatto sulla salute pre- e perinatale dell’individuo, dobbiamo domandare a noi stessi se ci rendiamo conto dell’importanza che riveste la fase prenatale della vita.

L’incontro con il nascituro è l’inizio del ‘continuum’ della vita umana verso l’auto- realizzazione. Per tutti ma specialmente per ognuno di noi in psicologia e in medicina, la chiave di quest’impulso vitale sta nell’ampliare la definizione standard del continuum della vita includendovi anche le esperienze prenatali, in quanto si tratta di una parte indivisibile del continuum della vita. Abbiamo bisogno di ciò proprio perché la fase prenatale è quella della nostra formazione, ed è anche quella che determina chi siamo e che cosa diventeremo. Per il bambino prenatale, è primariamente grazie al processo di ‘imprinting’ che tale esperienza inizia e si realizza. Per la madre, la gravidanza, vale a dire l’incontro con il nascituro, le offre l’opportunità di realizzare se stessa. Per tutti gli altri, l’incontro con il nascituro è un’opportunità per estendere e approfondire la propria comprensione di tale ‘continuum’ della vita, nell’ambito del quale non è possibile riscontrare una separazione fra la dimensione fisica e quella psicologica della nostra esistenza. (1)

Una Nuova Scienza Interdisciplinare

La psicologia e la medicina prenatale e perinatale formano un settore scientifico interdisciplinare relativamente nuovo nel campo della ricerca medica e psicologica, la cui pratica tende a integrare tutte quelle discipline che si occupano di questioni basilari della vita e dei suoi disturbi.

L’accento viene posto sul carattere interdisciplinare, in quanto questo permette l’incontro di varie specialità, come la medicina, la psicologia, la psicoanalisi, l’antropologia, l’etologia umana, la sociologia, la filosofia e altre. E, nel dialogo, ognuna è in grado di usare un linguaggio comune e approfondire il processo di mutua influenza creativa, oppure di reciproco arricchimento.

La medicina e la psicologia prenatale e perinatale possono servire anche da modello “psicosomatico” per dimostrare l’indivisibilità dei processi ‘psicologico’ e ‘fisico’ nel ‘continuum’ della vita umana sin dall’inizio, nonché lo sviluppo indivisibile di tutte le funzioni del sistema nervoso centrale e dei processi immunologici e neuroendocrinologici.

Una delle importanti aspirazioni di questo nuovo campo scientifico è la pubblicazione di varie metodologie, sia derivate da metodi e studi orientati sperimentalmente, sia da metodi più introspettivi. Questo nuovo atteggiamento ci invita a cercare e a trovare un linguaggio comune. E, attraverso un linguaggio comune, di ridurre false interpretazioni semantiche, il che ci offre la possibilità di definire una teoria scientifica applicabile a questo nuovo e integrativo approccio interdisciplinare. Dal punto di vista linguistico, integrazione significa, fra l’altro, assimilare, fondere, incorporare, combinare, unificare e armonizzare. Quest’ultima voce, ‘armonizzare’ dovrebbe essere messa in evidenza in modo particolare – armonia e collaborazione fra vari approcci integrati e punti di vista, metodi e metodologie, teorie, ideologie e pratiche, anziché confronto e disapprovazione.

L’intera società deve incoraggiare nei futuri genitori il senso di responsabilità, e far presente alle coppie, molto tempo prima del concepimento, quali sono i loro impegni verso la nuova vita. E’ essenziale che la nuova vita sia profondamente rispettata sin dal primo momento, e che, nel dialogo, essa venga considerata alla stessa stregua di un partner. Questo dialogo comincia nel momento del concepimento e continua durante le fasi della vita prenatale, perinatale e postatale (2). Il dialogo influenza il risultato della nascita e il modo in cui l’individuo, durante l’infanzia, l’adolescenza e la vita da adulto tratterà le altre persone, nonché – importantissimo – esso contiene il seme dell’abilità del bambino di amare, di rispettare gli altri e di assumersi degli impegni (3).

La fase prenatale della vita rappresenta un’opportunità unica per la prevenzione primaria atta ad evitare che, nella vita successiva, si manifestino disordini di ordine psicologico, emozionale e fisico (4,5). A questo livello possiamo sviluppare procedimenti di prevenzione per ridurre nascite pretermine, stati patologici e mortalità infantile. Per comprendere l’enorme potenziale del processo prenatale e del suo impatto sulla salute dell’individuo prenatale e postatale, dobbiamo chiedere a noi stessi che cosa implica per noi la fase prenatale della vita (6).

La gravidanza può essere considerata come un dialogo attivo fra la madre e il bambino (7). Tale dialogo non è limitato ma va allargato fra madre e padre, nonché fra la madre e al suo ambiente psicosociale circostante. Questo discorso fa parte di un processo molto attivo e mutuamente interdipendente che ha luogo a vari livelli. Come minimo, esso comprende i livelli psicologico, emozionale, biochimico e psiconeuroendocrinologico.

Non ho mai sentito che una madre, riferendosi al suo bambino, dica: “il mio embrione” o “il mio feto”: la madre dice “Il mio bambino”, o lo chiama persino per nome. Generalmente, la donna in gravidanza denota un elevato grado di sensibilità verso il proprio nascituro, il che contrasta con la mancanza di sensibilità in numerosi professionisti del campo. Il bambino è un partner molto attivo durante la gravidanza; esso è un “passeggero attivo in utero” (8). Di conseguenza, l’interazione madre-bambino non è soltanto biologica, ma è anche a carattere psicologico e sociale.

Questo dialogo madre-bambino inizia a livello inconscio – probabilmente sin dall’inizio dello sviluppo del nascituro. Da parte della madre, il dialogo diverrà realtà quando, consciamente o inconsciamente, la madre stessa sentirà di sperimentare il suo bambino non più quale “oggetto” ma come “persona”. Quest’evento comincerà verso l’inizio di un incontro consapevole col suo bambino. Il passaggio da “oggetto” a “persona” è appunto una conseguenza della sensibilità del nascituro e dell’enorme potenziale creativo nella psiche materna. L’esperienza del dialogo è indipendente dal grado di sviluppo morfologico del bambino (10).

Già Durante l’Intero Sviluppo Embrionale e Fetale si Verifica un Forte Impatto di Influenze Ormonali, Psicologiche e Immunologiche.

La nascita è soltanto una parte dello sviluppo umano globale. Tutte le circostanze che riguardano l’evento nascita, la nascita stessa e le sue conseguenze per il bambino, la madre e il padre che si verificheranno nel periodo post-natale dipenderanno essenzialmente dalla fase prenatale della vita. Tutto viene influenzato in modo particolare dall’impatto esercitato dal bonding sulla triade bambino, madre e padre. E’ saggio non separare il ruolo del padre da quello della madre e del bambino, e anche non separare il travaglio dal ‘continuum’ dell’esperienza prenatale. Il padre dovrebbe essere coinvolto e incorporato nell’intera fase di accudimento prenatale sin dall’inizio e considerato come partner alla pari durante l’intero processo. Le esperienze fatte dal padre eserciteranno un’influenza vitale molto forte sulla sua partecipazione durante il travaglio nonché sulle sue abilità di coltivare il legame col bambino durante l’intero evento nascita, sia durante il periodo prenatale, sia post-natale.

Il primo livello ecologico della vita

La gravidanza può essere considerata al primo posto nell’ecologica dell’essere umano, e l’utero come primo ambiente ecologico (11,12). E’ sorprendente notare l’esiguo numero di professionisti del campo, persino psicologi, che prendono in considerazione questo fattore basilare. C’è ancora un gran numero di ostetrici e ginecologi, nonché di altri professionisti che considerano l’utero come semplice organo anatomico, un contenitore del bambino. Malgrado le migliaia di studi scientifici che sono stati fatti, ci sono ancora professionisti della nascita tuttora all’oscuro dell‘’inquinamento tossico’ rappresentato dalla potenziale minaccia psicologica e sociale nei confronti del nascituro.

Il dialogo fra nascituro, madre e padre crea una ‘unione primaria’ (13) che, a sua volta, aiuta ad alimentare fortemente le predisposizioni psico-fisiche. Potenzialmente, qualsiasi predilezione innata è in grado di orientare e di modellare le successive risposte emozionali e sociali, specialmente per quanto riguarda il rapporto interpersonale. Le conseguenze di tali esperienze di unione primaria comprendono una vasta gamma di elementi, compreso l’amore e un comportamento improntato all’etica.

La Vita è un Continuum Indivisibile

La vita umana dovrebbe essere considerata un ‘continuum’ indivisibile, in cui tutte le fasi di sviluppo rivestano pari importanza; tutte le fasi sono interdipendenti e inseparabili dall’intero ‘continuum’ della vita individuale. In tale ‘continuum’, l’individuo rappresenta un’entità indivisibile, composta da tutte le funzioni ai livelli fisiologico o fisico, psicologico e sociale. I processi fisico, biochimico, endocrinologico, immunologico e psicologico rappresentano un’unità che non può essere divisa (14).

Per comprendere il processo che si svolge durante le fasi prenatali della vita è necessario ricorrere a un nuovo linguaggio e a una nuova teoria scientifica. Un tale linguaggio deve assisterci nell’andare oltre i problemi semantici e la confusione che esiste nel vernacolo sia medico sia psicologico (15).

Nessuna fase dello sviluppo umano può essere separata dal resto del ‘continuum’ della vita dell’individuo. Nell’esistenza umana, il ‘continuum’ della vita è una delle esigenze basilari atte a mantenere l’omeostasi e l’equilibrio. Fatti che turbano il ‘continuum’ della vita dell’individuo a livello grave portano alla malattia; in casi estremi, quando l’omeostasi non può essere ripristinata, il risultato è la morte.

Disastro sociale sulle nascite dovuto a discontinuità

Ogni discontinuità proveniente sia dall’esterno sia dall’interno dell’organismo individuale violerà le esigenze biologiche e psicologiche basilari, entrambe per la vita prenatale e postatale. La discontinuità è diventata gradualmente un problema sempre più serio, tanto da provocare attualmente disturbi ecologici, sociali e politici in tutto il mondo. Non c’è gruppo di persone o nazione che sia totalmente immune dal flagello dovuto a uno sviluppo privo di orientamento a livello ecologico e sociale (16). Nelle comunità scientifiche, molti sono profondamente consapevoli degli effetti provocati da tali eventi, e si rendono conto quanto la discontinuità e lo squilibrio siano la causa attuale di molti disturbi mentali e sociali (17). Nel campo della psicologia prenatale, perinatale e della medicina, noi siamo profondamente consapevoli dei pericoli che la discontinuità può generare nel nascituro e nel neonato.

Psiconeuroendocrinologia e Psiconeuroimmunologia

I recenti sviluppi nelle due nuove e innovative linee della ricerca medica e psicologica, e precisamente la psiconeuroendocrinologia e la psiconeuroimmunologia, sono molto promettenti. La ricerca in queste due aree è particolarmente importante in quanto serve da base scientifica per la filosofia che accompagna la psicologia e la medicina prenatale e perinatale.

Varie funzioni biochimiche altamente specifiche (ormoni, neurotrasmettitori e altre strutture polipeptide) sono necessarie in diretto collegamento con i fenomeni di ‘input’ per la trasformazione e l’accumulo di informazioni sia di tipo sensoriale sia mentale. Alcune funzioni di questo tipo, cruciali per la formazione del sistema nervoso centrale primario a livello ipotalamo-pituitario e adrenalinico, sono già individuabili proprio all’inizio dello sviluppo dell’essere umano. E’ così che, successivamente, l’embrione sviluppa un’elevata sensibilità e competenza per la potenziale abilità di percezione e di apprendimento (18).

Per il bambino, l’esperienza intrauterina è anche un processo di apprendimento (19). Tale apprendimento è un prerequisito vitale per la sopravvivenza, dato che esso rende possibile all’organismo di adattarsi a nuove circostanze (20). Senza capacità di adattamento non ci sarebbe sopravvivenza; infatti, nessuno potrebbe adattarsi a qualcosa senza fare o aver fatto esperienze su cui basare l’adattamento. Un processo del genere richiede memoria, sia esercitata consciamente sia impressa nel subconscio. L’elaborazione dell’informazione che raggiunge il bambino sin dall’inizio del suo sviluppo sarà ricevuta attraverso varie vie biochimiche, per poi essere trasformata e immagazzinata quale traccia di memoria (questo potrebbe eventualmente essere utile per la comprensione teorica di certe procedure psicoterapeutiche, quali l’ipnosi, l’analisi dei sogni, le memorie prenatali, ecc.).

Funzione Tramite la Struttura

A questo punto l’embrione reagisce già con evidenti risposte, mentre memorizza l’impronta delle esperienze sensoriali grazie a un linguaggio biochimico, esperienze che rimangono quale potenziale fonte di apprendimento. Queste impronte prenatali della memoria possono a loro volta essere rievocate quali sorgenti di informazione (di carattere sia negativo sia positivo o ambivalente) nel corso della vita successiva.

Le implicazioni di questi ritrovati preliminari puntano molto lontano. Esse richiederanno niente meno che un radicale riesame dello sviluppo standard dell’embrione umano, paradigma secondo cui si presume che la struttura preceda la funzione. Al contrario, come indicato sopra, esiste una forte evidenza (21) che favorisce il primato della funzione rispetto alla struttura, l’organo morfologico. E’ la struttura morfologica che si sviluppa quale risultato dell’innata esigenza funzionale primaria. L’organo non si svilupperebbe se non ci fosse l’esigenza funzionale che preme a tale scopo. Alla stessa stregua, le capacità mentali dell’essere umano non sono posteriori alla struttura morfologica completata del cervello, e nemmeno alla sua successiva introduzione all’interno e sperimentazione di un particolare ambiente socio-culturale dopo la nascita.22 Il nascituro è già dotato del proprio metodo psicologico che funziona molto prima della nascita; nessun bambino è ‘tabula rasa’ (23).

Ruolo Materno, quale Madre

Dobbiamo riaffermare che la madre non è soltanto un ‘ricettacolo’ per la crescita del bambino, ma un’attiva iniziatrice e partecipante. Oggi è imperativo ridare alla donna il compito di ‘selezionatrice’ primaria in questo potente processo creativo. Infatti, la donna è coinvolta in un processo procreativo nel quale mette all’opera i propri poteri creatori. La madre del futuro ha bisogno di essere consapevole di tali poteri e di come mantenerli attivi, al fine di essere meglio equipaggiata per guidare e migliorare la sua impresa creativa. La gravidanza può anche dar modo alla madre di ritirarsi in una specie di ‘regressione creativa’, onde rendere possibile un dialogo intimo col suo nascituro.

Per poter fare una scelta serena basata sull’informazione, l’educazione alla pianificazione familiare deve iniziare prima del concepimento. La genitorialità responsabile non è necessariamente e automaticamente un dono di ‘Natura’ e nemmeno un talento acquisito, ma richiede molto spesso di essere insegnata. Ciò impone una ricerca in merito a un’appropriata preparazione socio-pedagogica sia nell’ambito della famiglia sia nel nostro sistema educativo. E’ vitale che, nelle università, nelle Facoltà di Medicina e di Psicologia si provveda a integrare i programmi introducendovi anche la medicina prenatale e perinatale.

Abbiamo bisogno di formulare un nuovo sistema educativo capace di preparare i giovani a una genitorialità cosciente. E’ necessario un cambiamento radicale nella cura prenatale, in cui vengano prese in seria considerazione non soltanto circostanze mediche ma anche quelle della vita psicologica e sociale di entrambi i genitori. La cura prenatale dovrebbe considerare il bambino come partner attivo in un dialogo psico-sociale con i suoi genitori, ai quali sarà data l’opportunità di vivere l’incontro col loro bimbo atteso in una società libera e non violenta.

Bambini Indesiderati sono Moralmente Minacciati e sono una Minaccia Morale per la Società

Il bambino ideale dovrebbe essere amato già durante la vita prenatale. Non dovrebbero più nascere bambini non voluti (24,25). A meno che non si riesca a ottenere le giuste condizioni mentali e sociali riguardanti la fase prenatale della vita, tutti i cambiamenti positivi nel mondo saranno superficiali e saranno pure minacciati i diritti umani e le esigenze di base, i valori tradizionali e culturali, nonché la civiltà e la stessa libertà (26,27,28,29).

La gravidanza può a volte essere sperimentata da entrambi madre e padre come un momento di crisi esistenziale, che non dovrà essere necessariamente seguito da un cambiamento negativo della situazione. Ogni crisi può essere considerata come una prova che può portare a soluzioni positive e creative o alternative. Molto spesso vediamo che, durante la gravidanza, affiorano e si rendono manifesti vecchi e irrisolti conflitti latenti. Frequentemente, durante la gravidanza, questi possono essere elaborati e trasformati in maniera molto costruttiva. Va fatto osservare, comunque, che molti conflitti e problemi che la donna in gravidanza può sperimentare non sono il diretto risultato della sua gravidanza o del suo bambino. Problemi irrisolti possono rievocare conflitti psicologici nella sua psiche personale. In questo modo, la gravidanza spesso dà alla madre e al padre un’opportunità unica per sollecitare il loro sviluppo psicologico interiore, a volte nell’ambito di sedute psicoterapeutiche.

La ricerca e la pratica psicoterapeutica hanno dimostrato ancora una volta quanto decisivi siano l’influenza emozionale negativa e i disordini nel dialogo prenatale sulle condizioni mentali e sulle malattie nel resto dell’esistenza. Il Dr. Ludwig Janus ha osservato che traumi psicologici e problemi pre- e perinatali sono affiorati durante la psicoterapia in circa i due terzi dei pazienti adulti. Diventa oltremodo palese quanto sia importante che nei genitori del bimbo che deve nascere siano presenti: la maturità emozionale, la salute mentale e la consapevolezza sociale. La necessità di interventi psicoterapeutici sia sulla madre incinta sia sul futuro padre diventa più pertinente. (30)

Nessun senso di colpa o di inferiorità va suscitato in genitori in gravidanza come pure nessun giudizio deve essere espresso su di loro. Dobbiamo essere consapevoli che non tutte le donne in gravidanza hanno la possibilità di offrire al nascituro le condizioni e le cure ottimali economiche o emozionali, oppure nell’ambito di strutture sociali. La gravidanza è sempre un processo dinamico fatto di emozioni costantemente fluttuanti, di attitudini e perfino di discorsi intellettuali. Il dialogo madre-bambino è quasi sempre caratterizzato da un miscuglio di emozioni positive, negative e ambivalenti. La società ha la responsabilità di garantire che il legame madre-padre-bambino possa non soltanto sopravvivere ma svilupparsi nelle migliori circostanze possibili.

Gravidanza a Rischio

Inoltre, va aggiunto che un organismo vivente è fortemente propenso ad adattarsi, persino a riparare danni o a compensare errori dovuti alla precedente fase di sviluppo del ‘continuum’ della vita. Quello che non è stato sperimentato a un livello delle esperienze può essere ricuperato e, possibilmente, elaborato per ottenere la soddisfazione interiore dell’essere umano.

Il termine “gravidanza a rischio” è tuttora usato quasi esclusivamente in senso biologico. Ciò significa che esso viene usato solo in caso di disturbi somatici, malattie fisiche e handicaps che potrebbero colpire la madre durante la gravidanza e danneggiare la salute biologica del bambino. Qui possiamo vedere di nuovo quanto saldamente la medicina e la filosofia medica istituzionalizzate, con le loro terminologie e categorizzazioni statiche, portino a una divisione corpo-mente e risultino in una continua promulgazione del parallelismo psico-fisico. In una visione olistica e globale della vita umana, non possiamo fare una divisione fra i fenomeni cosiddetti “somatici” e quelli “psicologici”. Dal punto di vista psicologico, medico e antropologico, tutti gli eventi della vita sono vissuti quali situazioni fenomenologiche individuali, in cui corpo e mente (soma e psiche) rappresentano un’entità basata su mutua influenza e interdipendenza nell’ambito di un particolare ambiente socio-culturale. E’ così che tutti gli eventi, sia quelli cosiddetti “somatici” che di carattere “psicologico” che potrebbero disgraziatamente colpire il benessere e la salute di madre e bambino, sono visti quali rischi potenziali o reali. E’ necessario quindi creare un nuovo modo di accudimento prenatale, in cui tutti i rischi vanno monitorati in tempo e in cui ai genitori è data l’opportunità di prepararsi al nuovo ruolo, compreso l’accesso alla consulenza psicoterapica (31,32,33).

La gravidanza e il parto non sono di per sé malattie, o soltanto in casi molto rari, ma a volte lo possono diventare in seguito all’intervento di un medico. Noi dobbiamo dar credito alla saggezza interiore delle donne in gravidanza e aiutarle con la nostra conoscenza, l’empatia e le nostre informazioni scientifiche a far fronte ai loro problemi e ai rischi potenziali o a quelli veri quando questi si presentano.

Salute e Auto-Realizzazione

Questo ci porta al tema della salute. Quanto è stato detto prima in merito alla visione olistica e globale di tutte le funzioni umane è vero anche in considerazione di quanto è stato pubblicato sulla salute e la malattia. L’ultima definizione di salute enunciata dalla World Health Organization (WHO) è “uno stato di completo benessere fisico e mentale, che si verifica quando persone prive di malattie vivono in armonia con il loro ambiente e fra di loro” (34). Come Zikmund 35 fa notare, questa definizione, pur includendo tutte tre le dimensioni delle manifestazioni della vita umana, biologica, psicologica e sociale, presenta parecchie lacune. Nella sua analisi delle dimensioni della salute e della malattia, egli pone l’accento sugli aspetti funzionali della salute e della malattia, definendo la salute quale funzione ottimale di tutti i processi della vita – biologico, psicologico e sociale.

L’organismo psico-fisico cerca costantemente di mantenere intatta la propria salute. Esso mira alla guarigione, lontano dalla distruzione; esso mira all’omeostasi, lontana dalla disorganizzazione e dal caos. La salute ha chiaramente una dinamica molto forte e una dimensione creativa. Nel 1974 (36) ho descritto la salute quale “movimento dinamico lungo un sentiero creativo verso l’auto-realizzazione”. L’auto-realizzazione va intesa come comprendente dimensioni biologiche, psicologiche e sociali. Auto-realizzazione, con riferimento a

  1. l’integrazione costruttiva dei mutamenti dialettici, individualmente dipendenti con un mantenimento simultaneo dell’omeostasi del “milieu interieur”, e

  1. l’equilibrio nello sforzo verso la soddisfazione dell’individuo durante il continuo confronto e l’adattamento del sistema psicoendocrino con e verso il “milieu exterieur” della normale situazione quotidiana della vita.

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