Marte e Venere.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 98 di D&D MATERNITA’ IN CONFLITTO.

Io che ho lavorato per una vita nel modello femminile dell’assistenza, che ho visto partorire sempre le donne nella loro forza, anche quando avevano bisogno di assistenza medica, anche quando venivano offese, che ho visto nascere bambini in pieno possesso delle loro risorse, svegli, pronti alla relazione, che ho visto padri partecipi e co-protagonisti della nascita accogliere i loro figli, vengo da Venere, un pianeta della nascita, abitato da donne e uomini, dove domina il femminile, il rame, la morbidezza e la forza, l’integrità. Quando guardo al modello della nascita istituzionale, dove la donna non c’è, il bambino è oggetto separato dalla madre e proprietà sociale, dove i padri sono ammutoliti e i neonati intontiti, mi rendo conto di essere su un altro pianeta della nascita: Marte, abitato da donne e uomini, dove domina il maschile, il ferro, la durezza e la debolezza, la ferita. Venere (nelle immagini) e Marte (nei testi) attraversano questo numero del nostro giornale. Il pianeta Terra chiede di integrare aspetti sia di Venere che di Marte. Con la buona volontà si riuscirebbe anche, ma quando manca questa volontà, quando soccombe il femminile proprio nell’atto più femminile che esista, crescere e dare la vita?d&d 98

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LA FISIOLOGIA PERDUTA.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 97 di D&D LE SITUAZIONI LIMITE IN GRAVIDANZA.

Nei quasi 40 anni della mia professione ho potuto osservare che le gravidanze, i parti semplici, sani, normali sono diventati sempre più rari. Lo osservano anche molte ostetriche che lavorano con la “fisiologia”. E allora, cos’è cambiato?

C’è meno salute di base? Le donne non sono più capaci? C’è una marcatura epigenetica negativa? C’è una sovradiagnosi di patologia? Oppure lo stile di vita è inadeguato?

Indubbiamente la salute delle giovani donne oggi è peggiore, non tanto nel senso di presenza di malattie, ma in termini di reattività, resistenza immunitaria, microbioma, tolleranza agli stressori, problemi alimentari. L’ambiente inquinato e gli inquinanti presenti nel cibo e un po’ ovunque non aiutano. Le risorse sono ridotte. Molte di queste donne sono nate da parto medicato, con ormoni sintetici. Molte vivono una vita sociale intensa, lineare, che non permette cedimenti alle “crisi” ormonali. La natura biologica della donna è ciclica, gli ormoni della fertilità e della gravidanza vengono sincronizzati dall’ambiente e dai ritmi di vita. Se il pendolo va a favore degli ormoni dello stress, gli altri ne soffrono.

dd97Ma un problema sempre più grande, a mio avviso, è la progressiva medicalizzazione e patologizzazione della gravidanza e del parto, basata sull’ignoranza dei processi fisiologici. Tutto il sistema dell’ostetricia medica poggia su fondamenta errate. Il riferimento della normalità è il corpo maschile, l’approccio alla gravidanza è la ricerca di possibili patologie – infatti oggi già non si fa più diagnosi di patologia, ma diagnosi di ipotetica patologia. La lettura dei fenomeni clinici si basa sulla patofisiologia. Non può quindi comprendere e interpretare nel modo giusto le dinamiche paradossali che il corpo della donna produce per poter lasciar passare un bambino attraverso di sé. Non prende in considerazioni le forti risorse che si attivano in bambino e donna per spingere la vita verso il successo, non prende in considerazione la forza vitale. La donna stessa, portatrice delle risorse, viene messa da parte nel processo assistenziale. Una volta espressa una diagnosi negativa, ipotetica o reale, la donna entra in un circuito di stress- paura –tensione e la disfunzione è assicurata.

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CRITERI DI SICUREZZA PER L’ASSISTENZA AL PARTO A DOMICILIO E NELLE CASE MATERNITÁ

Articolo tratto da D&D N. 65  ” IL PARTO A DOMICILIO OGGI ” Giugno 2009.

Di VERENA SCHMID, Ostetrica.

Tratto da “Linee guida per l’assistenza al parto a domicilio e nelle case maternità. Modalità di selezione, di collaborazione, di organizzazione”, edito dal Centro Studi il Marsupio, 1997

Premesse irrinunciabili al fine di una buona qualità dell’assistenza

– Il parto a domicilio e in casa maternità è un parto naturale, spontaneo, è consigliabile e risponde ai criteri di sicurezza standard in presenza di una gravidanza fisiologica e quando il parto si presenta in modo fisiologico, tuttavia il diritto alla scelta della donna, dopo corretta e esauriente informazione, è sovrano.

– La figura professionale adatta all’assistenza al parto a domicilio e in casa maternità è l’ostetrica, in quanto specialista e garante della fisiologia, con limiti precisi imposti al suo agire e alle sue competenze professionali, che le rendono impossibile lo sconfinamento in situazioni patologiche o in trattamenti medici per i quali ne il domicilio ne la casa maternità sono i luoghi adatti. Ogni intervento di 2° livello dev’essere eseguito in una struttura ospedaliera, in quanto potenzialmente rischioso. Quindi l’ostetrica collabora con i medici specialisti e le strutture ospedaliere per i casi in cui si rende necessaria una valutazione o un intervento di secondo livello, attuando la selezione tra situazioni fisiologiche, situazioni limite (borderline) e situazioni patologiche. La professione dell’ostetrica prevede una competenza circolare che comprende l’unità madre-bambino e la continuità dell’accompagnamento attraverso tutte le fasi della maternità. E’ l’intermediario previsto per educare, accompagnare la donna, facilitarne il percorso, abilitarla, portare alla luce le sue potenzialità (attraverso l’uso della maieutica), vigilare sul suo benessere, e così mantenere la nascita nell’ambito della salute.

– La corretta selezione o un piano di assistenza personalizzato e, di conseguenza, la reciproca collaborazione tra ospedali e ostetriche domiciliari nei casi di necessità è un requisito fondamentale del parto a domicilio, per garantire la massima sicurezza oggi disponibile a madre e bambino.

– La conduzione del parto a domicilio è conservativa, protettiva, rispettosa dei tempi e dei bisogni della donna, senza interventi né farmacologici, né strumentali, né manuali, con la sola eccezione di eventuali emergenze, in tale caso si tratta di interventi di 1° livello, seguiti immediatamente da un trasferimento in sede ospedaliera.

– L’assistenza al parto a domicilio si svolge all’interno di un rapporto di continuità di assistenza attraverso la gravidanza, il parto, il puerperio e l’esogestazione e prevede l’instaurarsi di una relazione e un patto terapeutico tra ostetrica e donna, la conoscenza individuale della donna, della sua gravidanza e la relazione sono requisiti irrinunciabili ai fini di una corretta valutazione clinica e alla condivisione della responsabilità.

-L’assistenza al parto a domicilio prevede un approccio globale, olistico alla maternità, all’interno del quale la donna sta al centro ed è punto di riferimento primario, competente e in grado di decidere sulla sua salute che comprende anche quella del bambino. L’ostetrica dovrà acquisire criteri di valutazione e di intervento circolari, ampliati dall’osservazione comportamentale -ambientale e dalla comunicazione emozionale.

– Il parto a domicilio per la donna è espressione di libertà, intimità, protagonismo suo e del suo partner.

Il rischio
La letteratura medica dimostra che il parto fisiologico a domicilio, assistito secondo precisi criteri, è sicuro quanto, se non di più, di quello in ospedale e dà maggiore soddisfazione alla donna/coppia, c’è inoltre qualche evidenza, anche se non ancora conclusiva, che la morbilità per madri e bambini è maggiore se curati in ospedale. Ciò non significa che non vi sarà mai nessun esito negativo a domicilio, considerando l’esistenza dell’imponderabile anche in ostetricia, ma sarà uguale o inferiore a quelli in ospedale. Dati internazionali indicano una mortalità perinatale attorno all’1.5 per mille nei parti a domicilio, dovuta per lo più a malformazioni fetali incompatibili con la vita, mentre la morbilità dei bambini nati in casa è nettamente inferiore a quella dei bambini nati in ospedale da parti fisiologici. M. Wagner (Wagner 2001), epidemiologo dell’OMS dimostra in una sua ricerca che la mortalità perinatale a domicilio (nei paesi occidentali), sia nei parti fisiologici che in quelli a medio rischio, è inferiore a quella in ospedale, e quindi conclude che il parto a domicilio, se non addirittura più sicuro di quello in ospedale, sicuramente non lo è di meno. Del resto le condizioni di sicurezza mai nella storia sono state così ottimali come oggi, dove le donne si trovano generalmente in un buono stato di salute e in buone condizioni socio-economiche, dove sono disponibili le tecnologie diagnostiche e una rete ospedaliera ben distribuita sul territorio, con i servizi di trasporto efficienti nei casi di bisogno.

Le responsabilità legali dell’ostetrica
La responsabilità dell’ostetrica (come di tutti gli operatori sanitari) non è quella di produrre sempre e comunque un esito perfetto, poiché questo non è in suo potere, ma è responsabile dei seguenti punti: Continua a leggere

SOTTOSOPRA – DOVE C’E’ MOVIMENTO C’E’ SALUTE.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 92 di D&D I RISCHI DELLA POSIZIONE SUPINA.

A 30 anni dalle raccomandazioni dell’OMS del 1985, che già allora raccomandavano le libere posizioni durante il travaglio e il parto, basandosi su delle evidenze scientifiche dell’epoca che davano per rischioso la posizione supina e litotomica, questa procedura di assistenza è ancora in uso nella maggioranza degli ospedali italiani ed è parte integrante di un modello medico rituale, diffuso a livello mondiale, opposto a un modello medico scientifico, che ancora stenta ad affermarsi.

E’ importante che l’ostetrica, tutrice e promotrice della fisiologia, si renda conto che quando invita una donna a distendersi sul lettino sulla schiena opera un effetto nocebo e mette a rischio il benessere di quella donna e quel bambino. Quindi agisce in modo non professionale. Anche se è costretta, l’azione rimane non professionale (codice etico internazionale).

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Una studentessa ostetrica però, che viene formata nel modello scientifico e apprende la pratica in un modello medico rituale, difficilmente ha l’occasione di apprendere l’assistenza fisiologica al parto a donne in libero movimento e nelle posizioni più varie e ancora più difficilmente questa opportunità capita a uno studente medico o specializzando. Questo crea una grande insicurezza rispetto a una donna che si muove.

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IL DIRITTO DEL BAMBINO AL SUO SANGUE

di Ibu Robin Lim, Ostetrica

Articolo tratto da D&D N. 87 “DIRITTI DONNE OSTETRICHE” dicembre 2014

Genitori, nonni, zie, zii, fratelli e sorelle, famiglie, ostetriche, doule, medici, infermiere, amministratori degli ospedali e legislatori… siamo tutti custodi della nascita. È nostra responsabilità porci in continuazione delle domande: in quanto custodi della nascita siamo noi che dobbiamo proteggere i nuovi esseri umani che arrivano, i neonati, nel momento della loro nascita e durante la loro crescita, perché loro sono i futuri custodi della Terra. La mia domanda ora è questa: “Stiamo permettendo agli operatori sanitari di privare i nostri bambini dello sviluppo del loro pieno potenziale di salute, intelligenza, immunità e longevità nel momento della nascita?”

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SANGUE CORDONALE O SANGUE DEL BAMBINO?

Diritti umani del bambino e la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale

di Elena Skoko | Political Activism Coordinator (PAC) per Human Rights in Childbirth in Italy – D&D 87 dicembre 2014

In data 16 maggio 2014 la Commissione parlamentare per le Questioni regionali ha dato l’approvazione per il testo unificato dei disegni di legge n. 352 e n. 913 in materia della promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale (1).

La legge attuale in materia della donazione del sangue da cordone ombelicale in vigore è il Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 (2), modificato in data 22 aprile 2014 (3). Il tema di cui ci occupiamo in questo testo riguarda soprattutto la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale che si desidera sancire con il suddetto disegno di legge (4). È nostro desiderio portare all’attenzione del pubblico, degli operatori sanitari e dei legislatori il tema della donazione del sangue da cordone ombelicale come tema che afferisce i diritti umani del neonato.

Il disegno di legge n. 913 del Senato della Repubblica sulla “Promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale e della rete di banche che lo crioconservano” sostiene che la conservazione e la donazione del sangue da cordone ombelicale rappresentino un interesse primario per il Servizio Sanitario Nazionale e richiede il finanziamento di un milione di euro annuo (2013-2015) per la realizzazione delle campagne promozionali in favore della raccolta del sangue cordonale indirizzata alle madri e alla popolazione in età scolastica. Il disegno di legge si basa sulle premesse indicate nel Decreto Ministeriale del 18 novembre 2009 in cui è prevista la promozione della donazione del sangue da cordone ombelicale, cosa che il disegno di legge, una volta approvato, attuerebbe con finanziamenti pubblici. La relazione introduttiva del menzionato disegno di legge mette in luce le possibili utilizzazioni del sangue cordonale per fini terapeutici, circostanza sicuramente meritevole di attenzione e tutela, ma omette di segnalare che tipo di conseguenze sulla salute del neonato possano derivare allo stesso dal prelievo precoce (early clumping) di detto sangue.

Il prelievo precoce (entro 30 secondi dalla nascita del bambino) è necessario per la raccolta ottimale del sangue cordonale (5), sia per la qualità che per il volume del sangue raccolto. Il clampaggio e il taglio precoce del cordone riduce l’entità della trasfusione placentare e i benefici associati con il volume extra di sangue (6). Continua a leggere

L’AUTUNNO CALDO DELL’OSTETRICIA

Editoriale di D&D n. 87, di Verena Schmid, dicembre 2014

Ci vuole un ostacolo grande per accendere la motivazione di tanti. Ce lo ha fornito, forse involontariamente, la FNCO con i suoi ultimi passi: il parere sul HBAC, l’obbligo di promuovere la donazione del sangue del bambino neonato, il divieto all’esercizio della professione a un’ostetrica, libera professionista, madre di tre bambini, colpevole di fare formazione, privandola del suo reddito di sostegno alla sua famiglia e, ultimo, l’avvertimento al pubblico di non fidarsi delle “ostetriche indipendenti” intendendo le Doule, ma sbagliando il termine (http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=24469). Con questi provvedimenti la FNCO ha toccato un nervo scoperto, quello delle libertà essenziali non solo delle ostetriche, ma anche delle donne che dalle ostetriche dipendono nella loro esperienza di una maternità women friendly.

Tutti questi argomenti hanno iniziato un movimento di donne e ostetriche, unite nella difesa dei loro reciproci diritti che confluiscono nella libertà di scelta e nella libertà professionale delle ostetriche. Questi diritti sono sanciti da leggi, profili professionali, disposizioni e sentenze europee di cui vogliamo dare conto in questo numero di D&D.

Il movimento autunnale è coinciso con una serie di passi importanti: la dichiarazione OMS sulla violenza ostetrica, l’esposizione dell’argomento alla conferenza del semestre italiano  al Ministero della Salute di fronte ai delegati europei, dei rappresentanti dell’ OMS e dell’ISS da parte del human rights in childbirth, riscuotendo l’apprezzamento dei dirigenti del Ministero, la proiezione mondiale del film Microbirth, il primo incontro del movimento human rights in childbirth e del comitato per una Buona Nascita.
(vedi http://freedomforbirthromeactiongroup.blogspot.it/ e http://humanrightsinchildbirth.com/).

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Su argomenti di questa portata non ci si può fermare su pregiudizi (pseudo)scientifici e culturali, assumendo o difendendo posizioni istituzionali appartenenti a un pradigma medico/patriarcale o medico/rituale. Proprio perché i ragionamenti adottati sono irrazionali e impregnati fortemente di aspetti politico/sociali richiedono molta informazione e molta discussione. Oserei dire che non si tratta affatto di un problema medico. Le ricerche per sostenere la sicurezza (sempre relativa in ostetricia) del VBAC e HBAC, per comprendere l’importanza delle cellule staminali per il bambino, per dimostrare l’efficacia dell’assistenza ostetrica continuativa e altre ancora esistono da tempo in numero abbondante. Tuttavia, dal momento che non vengono pubblicizzate e che c’è un uso di comodo di alcune singole ricerche tolte dal contesto, occorre conoscerle meglio e allargare l’orizzonte delle proprie conoscenze per poter argomentare meglio sul piano politico/culturale, dando alla discussione un taglio più razionale/scientifico.

In questo numero forniamo molto materiale scientifico sul VBAC, sulle cellule staminali del bambino, sul taglio del cordone, per offrire alle ostetriche strumenti teorici e clinici per sostenere il proprio diritto di stare accanto alle donne nelle loro scelte informate. Tale diritto è sostenuto anche da una recente sentenza della corte europea dei diritti.

Raccontiamo questo grande movimento autunnale che ha visto fianco a fianco donne, ostetriche, qualche medico e altri professionisti.

http://www.marsupioscuola.it/rivista_n_87_diritti_donne_ostetriche.html