PARTORIRE A BALI – PREFAZIONE

di Verena Schmid.

La nascita e la morte sono forme di democrazia”, con questa citazione Annalisa Garzonio apre il suo libro sul viaggio nel pianeta nascita. Questa affermazione secondo me è un’aspirazione più che una realtà, perché se fosse realtà, il partorire, la nascita dovrebbero essere ca– ratterizzati da quella pluralità tipica delle democrazie e ogni donna dovrebbe poter essere “il genio tutelare del suo corpo” (Rich), come dice Annalisa riella citazione successiva.

È proprio questo antico dilemma che mi ha attratto nel lavoro di Annalisa e lo sguardo nuovo che vi pone. L’antropologia della nascita negli ultimi decenni ha glorificato molto l’ostetricia tradizionale e il parto naturale, come se un parto naturale fosse possibile tra gli umani, dotati tutti di neocorteccia e quindi di pensiero e cultura. Questa peculiarità umana interferisce inevitabilmente sempre nei processi del partorire e nelle modalità di accogliere il bambino con tutti i suoi pro e contro specifici e differenziati in ogni cultura.

BALI_FRONTEÈ stata alimentata così una contrapposizione artificiale tra parto “naturale” e parto “tecnologico”, dove uno esclude l’altro, uno è “buono”, l’altro “cattivo”, uno rispetta la donna, l’altro no. In realtà è proprio questa dicotomia con le relative ideologie a non rispettare la donna.

In ogni tipo di ricerca la domanda costruisce buona parte del risultato. In antropologia questo forse è ancora più vero, Quello che risulta dalle osservazioni è in diretta relazione con gli occhi di chi guarda. Anche in questo Annalisa è andata oltre. Forte dei paradigmi antropologici sulla nascita appresi, ma dotata di occhi femminili, si rende presto conto che “natura”, “cerchio di donne”, “rispetto della donna” non sono automatismi e che anche in questi contesti femminili ci sono gerarchie di potere che costringono la donna in un determinato ruolo che non sempre è quello da lei scelto. Ci sono forti tradizioni per tenervela ingabbiata. La comprensione di queste tradizioni e della natura del ruolo che la donna deve rivestire si mostrano già molto prima di una gravidanza, nel ruoli tra i generi. La coppia già li mette in atto.

Leggendo i racconti sulle giovani coppie a Bali è d’obbligo riflettere sui rispettivi ruoli nella nostra società. Sono così diversi?

Abbiamo una cosa in comune con Bali: siamo immerse ancora in una cultura patriarcale, nonostante che da noi un movimento rinascimentale sia in atto. Questa cultura da noi porta a una grave crisi delle coppie e delle famiglie, ma ancora domina nei valori comuni e nei condizionamenti individuali. È proprio la cultura patriarcale a segnare i rituali della nascita, da noi come a Bali e nella maggior parte dei paesi del mondo. Infatti, le osservazioni di Annalisa di 13 parti “naturali”, assistiti a casa dalle ostetriche (che esistono solo dal 2003), la pongono di fronte a un interrogativo centrale: cosa ci vuole, affinché la donna possa stare al centro della sua esperienza, come protagonista?

È possibile che la donna stia al centro in una cultura patriarcale? Se non può essere protagonista in un sistema medico, centrato sul rischio, che si assume il controllo sulla donna, e neanche in un sistema familiare conviviale, cosa ci vuole allora per realizzare la democrazia nel partorire e nella nascita?

Nella nostra cultura occidentale il concetto “Donna al Centro” è un concetto dibattuto e accettato come principio valido. Ma è impraticato e impraticabile nel modello medico/rituale dominante. Ogni tentativo di una donna a far valere i suoi desideri, scelte e decisioni viene scoraggiato e, a volte, punito.

È nel modello patriarcale che una mamma che ha perso il suo bambino durante il parto può essere incriminata per la scelta del parto fatta (per altro scelta più che ragionata).

È sempre in questo modello che le ostetriche vengono richiamate e punite, se assecondano la scelta di una donna e praticano il rispetto della fisiologia ed è in questo modello che servizi altamente funzionanti, gestiti da sole ostetriche e woman friendly vengono chiusi senza ragioni. È questo modello che rifiuta il piano del parto di una donna.

È un paradigma culturale che ostacola la “Donna al centro”. Per contro si sta affermando lentamente un paradigma femminile che cerca di guadagnare terreno con mille difficoltà. Continua a leggere

IL DIRITTO DEL BAMBINO AL SUO SANGUE

di Ibu Robin Lim, Ostetrica

Articolo tratto da D&D N. 87 “DIRITTI DONNE OSTETRICHE” dicembre 2014

Genitori, nonni, zie, zii, fratelli e sorelle, famiglie, ostetriche, doule, medici, infermiere, amministratori degli ospedali e legislatori… siamo tutti custodi della nascita. È nostra responsabilità porci in continuazione delle domande: in quanto custodi della nascita siamo noi che dobbiamo proteggere i nuovi esseri umani che arrivano, i neonati, nel momento della loro nascita e durante la loro crescita, perché loro sono i futuri custodi della Terra. La mia domanda ora è questa: “Stiamo permettendo agli operatori sanitari di privare i nostri bambini dello sviluppo del loro pieno potenziale di salute, intelligenza, immunità e longevità nel momento della nascita?”

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IL CELLULARE IN SALA PARTO

Gli effetti dei cellulari sul neonato
Tratto da: Neugeborene unter dem Einfluss von TV und Handy (Neonati sotto l’influenza di TV e cellulare), V. Spielraum-Lebensraum, Grabs (CH), 2008, D&D 63 dicembre 2008

Appena è nato si accendono: foto, messaggi, comunicazioni, le onde dei cellulari fanno ormai parte dell’imprinting neonatale. Con quali effetti?
Le onde elettromagnetiche dei cellulari sommergono l’organismo completamente aperto del neonato, con effetti imprevedibili. Ancora gli effetti del cellulare sul corpo umano sono discussi, però alcuni effetti  negativi sono stati dimostrati. Ci sono molti avvisi  preoccupanti  rispetto al loro effetto negativo sull’organismo in crescita di un bambino. Nell’adulto, tra i disturbi dovuti a un alto livello di onde elettromagnetiche sono stati osservati: problemi cardiocircolatori, disturbi del sonno, stanchezza cronica e esaurimento, stati di tensione nervosa, Tinnitus e vertigini, cefalee, peggioramento generico di malattie esistenti. Inoltre: alterazioni delle correnti cerebrali nell’EEG, rischio di intossicazione del cervello, aumentato rischio di trombosi, riduzione della fertilità maschile. Un effetto collaterale non meno preoccupante è “l’erosione del dialogo”. La mamma al cellulare è presente al bambino, ma non è là, lo stesso vale per il padre. Se questo succede spesso, un bambino può congelarsi emotivamente.
Particolarmente a rischio sono quei bambini che sono nati da parto medicalizzato e che hanno subito un bonding incompleto o disturbato nelle prime ore di vita. Ci sono bambini/persone elettrosensibili, nei quali gli effetti dannosi sono maggiori. È consigliabile, prevenire l’uso del cellulare in sala parto e nelle camere di degenza dove il bambino è presente. L’uso del cellulare combinato con la televisione moltiplica gli effetti negativi sul bambino, sia a livello fisico che relazionale. La televisione accesa altera le capacità percettive dei genitori e non permette più di cogliere i segni sottili che il bambino manda, né il rispecchiamento tanto importante per lo sviluppo della persona e della relazione. è importante ridurre al minimo le conversazioni al cellulare in presenza del bambino, di evitare l’uso dei cordless a casa,  di controllare le onde emesse dai baby control (ricetrasmittente per neonati) e di tenerli lontani almeno 2 metri dal bambino.

http://www.marsupioscuola.it/rivista_n_63_accoglimento.html