OMBRE SULLA MADRE.

Editoriale di Verena Schmid, tratto dal n. 95-96 di D&D, IL PUERPERIO IN OMBRA.

Il puerperio ormai è seguito quasi ovunque solo nei primi due giorni, i giorni del ricovero.

Dopo, referente per la famiglia è il pediatra, che si occupa però per lo più del bambino, spesso in antagonismo con la madre. La donna, con i suoi bisogni, scompare nell’ombra.

In questo numero doppio vogliamo accendere i riflettori su di LEI: colei che dona, accoglie, nutre la vita, colei che continua ad essere ancora “utero” per il bambino nato. Vogliamo illuminare i suoi bisogni, la sua condizione, le sue opportunità, la sua libertà nello scolpire la sua maternità a propria misura.

I bisogni materni non trovano molte sponde.

Chi si occupa del dolore in puerperio? Un interessante articolo negli approfondimenti, di Michele Amoruso, medico anestesista, ci parla delle possibilità analgesiche e di come proteggere l’allattamento anche in caso di necessità di anestesia o di uso di farmaci.

Chi si preoccupa del dolore da cicatrice e degli esiti a medio e lungo termine? Abbiamo dedicato ampio spazio a questo tema così attuale. Ce ne parla Anna Maria Rossetti.

Chi si preoccupa del maternage della madre? L’esaurimento non è obbligatorio, una buona cura della madre lo può prevenire, proponiamo qui tanti modi. Non solo, ma spesso la depressione post parto è mal diagnosticata, i suoi sintomi potrebbero essere spesso dati dalla mancanza di cure adeguate. Ce ne parla, tra diverse altre autrici, Gabriella Bianco.

Innanzitutto il corpo della donna che è stato attraversato da un bambino, deve guarire, ha dei bisogni di guarigione, involuzione, evoluzione, la sua persona deve “digerire” l’evento nascita.

Essere madre in una società patriarcale porta le donne stesse a non dare peso, valore a questi loro bisogni di donna, di madre, Rossella Minocchi approfondisce questa condizione.minidd95-96

Continua a leggere

PROCESSI DI INVOLUZIONE IN PUERPERIO.

A. Rockenschaub, dal suo libro: Gebaeren ohne Aberglauben, Facultas, Vienna, 2001.Traduzione di Anna Nenci.

Tratto da D&D 39 Accompagnare il puerperio, dicembre 2002.

Caratteristiche principali

Dopo il parto, mentre le ghiandole mammarie crescono sviluppando a pieno le loro funzioni, le strutture che hanno accompagnato il progredire della gravidanza, ritornano tutte quante nella loro posizione iniziale. Le sostanze che vengono liberate dalla decomposizione del loro substrato costituiscono le materie prime e l’energia per la formazione del latte materno. Durante lo svezzamento poi, regrediscono anche le ghiandole mammarie.
Questi processi d’involuzione vengono ancora considerati processi passivi e più spesso come l’unica conseguenza dell’interruzione degli stimoli ormonali. Si tratta al contrario, di un processo attivo che viene profondamente influenzato, non solo dal sistema ormonale, ma anche da altri sistemi. Qui viene messo in rilievo solo uno degli innumerevoli fattori che hanno un ruolo attivo sia nell’involuzione che nella formazione dei tessuti e degli organi, il sistema mononucleare dei fagociti. (Tra di esso e il sistema ormonale ci sono inoltre una serie di strette connessioni). Sia la crescita che l’involuzione dell’utero e delle ghiandole mammarie mostrano nei loro tratti principali, interessanti paralleli. Nel tessuto gli istociti, che come cellule vaganti in stato di riposo si sono ancorati ai fagociti mononucleari, danno ora inizio all’involuzione di quelle strutture cellulari che prima essi stessi avevano contribuito a formare, mentre adesso si comportano da cellule smembranti.

Utero e vagina

Durante l’allattamento l’utero si contrae, spesso con un tale impeto che le sue contrazioni provocano dolore. In questo modo aumenta il riflusso sanguigno cosicché, sia le vene che le arterie della parete uterina si allargano per via della contrazione muscolare. Solo le parti dei vasi sanguigni al confine con l’endometrio vengono strozzati, in tal modo vengono impedite le emorragie nella cavità dell’utero e allo stesso tempo progredisce la rimozione del materiale liberato dal processo d’involuzione. Due settimane dopo il parto già il 90% della massa uterina è stata decomposta e riassorbita. A questo punto l’utero è già scomparso dietro la sinfisi.
Il processo d’involuzione dell’utero non si basa su un fenomeno che agisce su di esso, bensì è un processo che viene compiuto e completato dall’utero stesso. Il tutto ha inizio con una formazione di plicche, in cui le reti di fibre verticali si posizionano semplicemente in posizione trasversale. In questo modo la superficie dell’utero diminuisce sorprendentemente, mentre la sua parete s’ispessisce in più strati, senza che la circolazione sanguigna ne risenta in alcun modo. La materia quindi, viene eliminata non attraverso una degenerazione passiva, ma al contrario attraverso un’apoptosi attiva. L’idroscheletro dell’utero, che nel corso della gravidanza si è teso enormemente allargandosi e assottigliandosi, ritira adesso le sue reti completando l’involuzione.
Così pure nella vagina non si tratta di dilatazioni durante il parto, né di ristringimenti dopo il parto, ma si tratta piuttosto di srotolamenti e riavvolgimenti. E il cosiddetto striscio della lattazione, ovvero la particolare presenza di cellule squamose nella vagina al momento della lattazione, non è altro che l’espressione della massima apoptosi. Continua a leggere